Antonio Di Matteo, nuovo presidente Mcl: «Vicini ai lavoratori e ai cittadini fragili. Come sempre»

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Dopo un anno piuttosto tribolato, il Movimento cristiano lavoratori ha ritrovato l’unità d’intenti intorno alla figura di Antonio Di Matteo, nuovo presidente nazionale dallo scorso 21 gennaio. Abruzzese di Avezzano, già vice presidente dell’organizzazione cattolica, Di Matteo ha maturato una lunga esperienza nel settore pubblico e aziendale, mentre in ambito amministrativo è stato più volte assessore comunale. Succede al leader storico Carlo Costalli e a Domenico Delle Foglie, in carica per pochi mesi. Da dove riprenderete il lavoro interrotto, presidente Di Matteo?
«E’ stato un periodo particolare non solo per noi, ma per l’intero Paese stretto nella morsa della pandemia. Già il fatto che non potessimo incontrarci ha ritardato i nostri lavori. Quindi con pazienza e determinazione siamo riusciti a riorganizzare i nostri appuntamenti, mantenendo in vita il confronto interno, fino a giungere alla riunione del Consiglio nazionale. In quella sede, mi piace sottolinearlo, sono prevalsi saggezza e senso di responsabilità giungendo al consenso pressoché unanime sulla nuova dirigenza. Le assicuro che non si tratta di un’unità di facciata, ma concreta. Ripartiremo dall’impegno che ci siamo dati nell’ultimo congresso: riaffermazione dei nostri valori non negoziabili nel segno della nostra identità. Per impegno intendiamo il lavoro quotidiano per alleviare i disagi sociali dei cittadini. In proposito, le nostre migliaia di circoli in tutta Italia sono i nostri occhi e ci raccontano una realtà drammatica. Ma non dimenticheremo la formazione continua, l’attenzione al territorio, la difesa dei corpi intermedi e la sussidiarietà, il sostegno all’azione pastorale di Papa Francesco».
A proposito della pandemia, presidente Di Matteo, qual è il vostro polso della situazione?
«Non posso non sottolineare il senso di responsabilità e la dignità di tante persone, che stanno affrontando una crisi senza precedenti. Il nostro auspicio è che, compatibilmente con la necessità di tutelare la salute pubblica, si possano adottare tutti gli strumenti per alleviare i disagi di migliaia di lavoratori e di famiglie fragili affinché la pace sociale così faticosamente raggiunta possa reggere fino al termine della pandemia».
Il Mcl si è sempre distinto per essere un’organizzazione plurale, ma coesa. Da cosa sono dipese le difficoltà degli ultimi mesi? Ci sono state contrapposizioni di tipo correntizio?
«Lo escludo. Mcl è stato sempre un movimento dialetticamente vivace con sensibilità diverse che si sono confrontate su programmi e strategie per poi fare sintesi nei valori che storicamente ci uniscono. Il voto unanime, ripeto, ne è la dimostrazione».
Da poche settimane si è insediato il governo Draghi. Cosa vi aspettate dal nuovo esecutivo?
«Il professor Draghi è una persona di valore. Ha l’autorevolezza per tenere insieme la sua maggioranza composita e raggiungere gli obiettivi che gli italiani auspicano. Le risorse del Fondo di Recupero sono per l’Italia un’opportunità forse irripetibile e la supervisione di Draghi sulla procedura di spesa è una garanzia assoluta. L’Italia ha bisogno di riaprire i cantieri, colmare le lacune infrastrutturali, investire per creare occupazione, puntare sui giovani anche per ridurre la disoccupazione galoppante. E io che sono nato a “nord” del Regno delle due Sicilie non dimentico le emergenze del Mezzogiorno. Concordiamo con il blocco dei licenziamenti, nel contempo siamo del parere che le imprese italiane debbano essere messe in condizione di competere con i mercati internazionali».
Luigi Sbarra è il nuovo segretario generale della Cisl. Una nomina che rafforzerà, se possibile, il rapporto privilegiato tra le vostre due organizzazioni.
«Non c’è dubbio. Ci unisce alla Cisl una matrice storica. Con Sbarra il sindacato tiene fede all’alternanza tra un segretario originario del nord e uno del sud. Sbarra è un figlio del Mezzogiorno e saprà riproporre in ogni sede le istanze delle maestranze e delle realtà produttive meridionali. Continueremo insieme le nostre battaglie».
Intanto sul piano politico, nonostante le continue suggestioni sulla creazione di nuovi soggetti centristi, la componente cattolica continua a rasentare l’irrilevanza. Come si riconquista il protagonismo perduto?
«Questo è un argomento complesso. Da sempre siamo appassionati alla politica come costruzione di programmi, strategie, esperienze. Le soluzioni vanno sempre rapportate alla modernità per cui non possiamo essere nostalgici di un’epoca ormai passata. Inoltre, consideri che quasi tutti i politici sono cattolici perché battezzati, ma pochi sono portatori dei nostri valori di riferimento. Non tocca noi lavorare per la creazione di un soggetto moderato. Il nostro protagonismo invece lo costruiremo con il confronto e la riflessione. Il momento più alto saranno le Settimane sociali di ottobre, che celebreremo a Taranto, città delle acciaierie. Coniugare lavoro e ambiente è una delle sfide del presente per offrire un futuro migliore ai giovani».
L’anno prossimo Mcl festeggerà di cinquant’anni di vita? Con quali propositi intendete arrivarci?
«Sarà un momento di festa. Volgeremo allo sguardo al percorso che abbiamo fatto, ma con tanti propositi per il futuro che ci vedrà ancora protagonisti. Siamo cresciuti nel solco della Dottrina sociale della Chiesa. Abbiamo reso capillare il nostro impegno di prossimità costruendo la nostra vocazione internazionale e allargandola alle sponda meridionale del Mediterraneo e all’est Europa».
Il congresso si terrà a scadenza naturale?
«Sì, nel 2023». (Intervista realizzata da Giuseppe Picciano)
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NARDONE
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