Ambrogio Crespi, Tortora ci ricorda dopo 34 anni che è tempo di ricostruire fiducia verso la giustizia

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Devo molto ad Enzo Tortora. Il mio percorso artistico e umano è stato caratterizzato dal primo docufilm importante dedicato alla sua storia di vita e giudiziaria a cui molti mi avevano associato.
“Enzo Tortora, Una ferita italiana” ha vinto festival del cinema, ha girato l’Europa, carceri, camere penali, scuole, università e tribunali; centinaia di proiezione che hanno rappresentato per me una vera rinascita; occuparsi del dolore degli altri cura il proprio. Sempre.
Ci sono alcuni episodi che ricordo di questo viaggio insieme a Tortora. Le parole di scusa e il profondo pentimento del Pm Diego Marmo che dopo avere visto il film rilasciò un’intervista nella quale si rivolse alla famiglia. Un film capace di muovere le coscienze è un sogno per qualsiasi regista, ma l’episodio a cui sono più legato è la proiezione a camere riunite Senato e Camera organizzata da un intrepido Michele Anzaldi alla presenza commossa di Marco Pannella che in quell’occasione fu capace di dare un profondo significato politico al documentario come fece del resto a Monza l’avvocato Diego Della Valle con un  pianto commosso.
Ma l’osservazione che bisogna fare a distanza di 34 anni dalla morte di Enzo Tortora è che di casi come il suo ne abbiamo visti tanti e troppi. La giustizia è sempre irriformabile. E si trascina da scandali che confondono le idee alla gente. La buona giustizia è quella che giudica velocemente e lo fa su prove. Ci dobbiamo fidare della giustizia e ogni atto di delegittimazione della stessa è un crimine contro la Costituzione.
Dobbiamo aprire un dialogo profondo e serrato tra società civile, avvocatura e giudici per dare al Paese una riforma profonda della giustizia. Chi si batte per lo “status quo” ha un atteggiamento eversivo verso le istituzioni. Lo stesso Ministro della Giustizia Marta Cartabia sta lavorando ad un cambiamento e ci sta provando tra le innumerevoli  difficoltà.
Non si cambia la giustizia contro qualcuno, tutti sappiamo come andranno i referendum e il giorno dopo dovremmo ricostituire un dialogo, una fiducia verso il cambiamento necessario. Non è solo Tortora che lo chiede da 35 anni ma un intero Paese e il suo futuro che è in gioco.
È tempo di costruire un successo attraverso un dialogo perché di sconfitte e dolore siamo stanchi.

Redazione

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