Afghanistan: la risposta dei politici italiani mentre il ministro degli esteri, Luigi Di Maio, è al mare

Condividi
anna tortora
Anna Tortora

Il ministro degli esteri, Luigi Di Maio, è al mare in Puglia mentre in Afghanistan si consuma una delle più grandi tragedie umane degli ultimi anni.
L’indignazione del web è forte. E non solo del web.
“Quello che accade a Kabul non riguarda solo le nostre sorelle afghane. Riguarda tutti e tutte noi. Il min degli Esteri deve lasciare la spiaggia e venire in Parlamento per una informativa urgente. È in gioco la vita di milioni di persone ma anche la dignità dell’Occidente.”
Maria Elena Boschi, Italia Viva

Potrebbe essere un bene la presenza di Di Maio altrove, piuttosto che alla Farnesina. Che stia pure al mare…
Nel frattempo, oltre la Boschi, c’è chi lavora e ha le competenze.
“Subito tavoli di confronto con leader talebani. Borrell e Di Maio riferiscano al Parlamento Ue e italiano sulle strategie per contrastare terrorismo islamico e immigrazione.
L’Afghanistan diventa un emirato islamico. I talebani conquistano Kabul ed entrano nel palazzo presidenziale sul quale ora sventola la loro bandiera. Sembra di essere tornati indietro di 20 anni. Ora Nato e ONU devono farsi trovare pronti. Subito un piano per garantire la sicurezza dell’Occidente e di tutti quei cittadini afghani, in particolare le donne, che sono in pericolo a causa degli estremisti islamici. Migliaia di persone si sono messe in strada, a piedi o in auto, per scappare dalla violenza talebana. Molti afghani hanno raggiunto la Porta dell’Amicizia nella città di Chaman, al confine tra Afghanistan e Pakistan, per quella che al momento sembra la loro unica via di fuga.
Ho presentato all’Alto rappresentate Ue un’interrogazione su come intenda gestire la crisi in Afghanistan. Due rischi incombono sull’Europa: il primo è legato al terrorismo islamico che rischia di riaffaciarsi all’interno dei confini comunitari e per il quale in passato tanti cittadini europei hanno perso la vita. Abbiamo ancora sotto gli occhi gli attentati jihadisti a Berlino, Parigi, Londra e non ultimo quello di Strasburgo dove ha perso la vita il nostro Antonio Megalizzi; il secondo ad una crisi umanitaria che rischia di trasformarsi in un’immigrazione di massa pericolosissima per il nostro già compromesso sistema sociale. In queste ore continuano a sbarcare migliaia di migranti dal Nord Africa.
Chiediamo che già nelle prossime ore sia L’Alto rappresentato Ue Borrell, che il ministro degli Esteri Di Maio, riferiscano al Parlamento europeo e a quello italiano sulle strategie future in tema di controllo del terrorismo e dei flussi migratori dall’Afghanistan.
Siamo felici che già questa mattina il personale dell’ambasciata italiana sia di rientro a Roma. Bisogna difendere ad ogni costo gli scali aeroportuali dai talebani e permettere a tutto il personale diplomatico di mettersi in salvo.
C’è grande amarezza per come è stato gestito il ritiro dei contigenti militari. Nonostante la lunga durata della missione non c’è stata una fase transitoria che abbia consegnato all’Afghanistan una pace stabile e duratura. Probabilmente a causa di una mancata sinergia tra gli aspetti militari e quelli diplomatici. Si è sottovalutato l’attecchimento culturale dei Talebani con alcuni strati della società afghana, soprattutto quella rurale e contadina. Ora però non possiamo mandare in fumo 20 anni di duro lavoro per i quali sono stati spesi miliardi di euro. Occorre aprire dei tavoli di confronto con i leader talebani e attraverso il dialogo impedire che l’Afghanistan torni ad essere un santuario della Jihad islamica. Proteggiamo la vita di chi in questi anni ha collaborato con le forze atlantiche per imporre i valori della democrazia e attraverso loro instaurare pace e armonia tra le varie etnie.
È giusto che il popolo afghano viva in piena libertà e sicurezza. Tutta la comunità internazionale ha l’obbligo di rispettare l’impegno preso nel 2001. Facciamolo anche nella memoria di tutti coloro che hanno perso la vita sul campo di battaglia, a cominciare dai nostri militari caduti.”
Antonio Tajani, Forza Italia

E ancora
“Le drammatiche immagini che giungono da Kabul ci riempiono di angoscia e di amarezza. L’Occidente non può limitarsi ad assistere rassegnato al trionfo dei suoi nemici, dell’integralismo islamico che sta riportando l’Afganistan ai periodi più oscuri della sua storia. Vent’anni di sacrifici e di sangue versato per garantire a quel grande Paese stabilità e sicurezza sono vanificati da un disimpegno che si è rivelato frettoloso e non preparato. Naturalmente dopo la decisione americana di ritirarsi, decisa dall’amministrazione Trump e confermata da quella Biden, non c’era alcuna possibilità per gli altri paesi, come l’Italia, di rimanere. Anzi dobbiamo dire ancora una volta grazie ai nostri soldati, ai nostri diplomatici, a tutti i connazionali impegnati nella vicenda afgana, per come hanno gestito la presenza italiana in questo ventennio ed anche quest’ultima fase drammatica. Mai come ora l’Occidente avrebbe bisogno di una leadership esperta ed autorevole, in grado di dare una risposta non rassegnata a quello che sta accadendo. Questo ritiro prematuro è stato un grave errore, ma non fare nulla ora sarebbe ancora più grave. La Nato non può permetter che l’Afghanistan torni a costituire un pericolo per la sicurezza della regione e dell’intero Occidente, né può permettere che i diritti faticosamente acquisti dal popolo afgano in questi anni siano cancellati dall’integralismo e dalla violenza.”
Silvio Berlusconi, Forza Italia

Luigi Di Maio non saprebbe neanche dove mettere le mani.
Vicinanza al popolo afghano.

Anna Tortora

Nata a Nola. Si è laureata alla Pontificia facoltà teologica dell'Italia meridionale. Le sue passioni sono la politica, la buona tavola, il mare e la moda. Ha militato per diversi anni in Azione Giovani e poi in Alleanza Nazionale. Accanita lettrice, fervente cattolica e tifosa del Milan.