Ultimo: “Questo non è il Festival del popolo”. Di Maio: “D’ora in poi solo televoto”

Il meccanismo di voto adottato al “Festival di Sanremo” finisce sotto accusa. Dopo le polemiche per la vittoria di Mahmood, classificatosi al primo posto grazie alle preferenze della giuria d’onore e della sala stampa (il pubblico a casa ha incoronato Ultimo, ndr.), c’è chi chiede di rivedere il sistema affidandosi esclusivamente al televoto.

Sulla questione, nelle scorse ore, si è espresso anche Luigi Di Maio. “Più che sulle canzoni preferite di ognuno, vedo che c’è un gran dibattito sul vincitore di Sanremo perché la giuria, composta da critici musicali del “calibro” di Beppe Severgnini, e la sala stampa hanno totalmente ribaltato il risultato del televoto – ha scritto sui social il leader grillino – Non ha vinto quello che voleva la maggioranza dei votanti da casa, ma quello che voleva la minoranza della giuria, composta in gran parte da giornalisti e radical chic. E qual è la novità? Questi sono quelli sempre più distanti dal sentire popolare e lo hanno dimostrato anche nell’occasione di Sanremo. Faccio i miei complimenti a Mahmood, a Ultimo e a tutti gli altri. E ringrazio Sanremo perché quest’anno ha fatto conoscere a milioni di italiani la distanza abissale che c’è tra popolo ed “élite”. Tra le sensibilità dei cittadini comuni e quelle dei radical chic. Per l’anno prossimo, magari, il vincitore si potrebbe far scegliere solo col televoto, visto che agli italiani costa 51 centesimi facciamolo contare!”.

Un pensiero, quello di Di Maio, perfettamente in linea con quello del secondo classificato Ultimo. Dopo lo scontro in conferenza stampa con i giornalisti, il cantante romano – che ha lasciato in fretta e furia Sanremo disertando “Domenica In” – è stato protagonista di un nuovo sfogo sui social.

“Eccomi ragazzi, sono appena tornato a casa, finalmente faccio questo video perché sto leggendo un sacco di articoli, stanno scrivendo un sacco di cattiverie e ca*zate – ha precisato in una serie di Instagram Stories – Innanzitutto voglio ringraziare tutte le persone, e sono tante, siete tanti, che mi stanno inviando messaggi d’affetto, d’amore e di sostegno, siete tanti, più di quanto pensano loro, voglio ringraziarvi di cuore! Il discorso che faccio è molto semplice, la mia incaz*atura è molto semplice: mi chiedo come sia possibile che il Festival di Sanremo dia l’opportunità di televotare da casa, quindi di spendere dei soldi, la gente vota da casa spendendo dei soldi, si riesce ad arrivare a un televoto del 46%, noi siamo riusciti ad arrivare al 46,5% del televoto, un altro artista arriva al 14 e questa differenza, di più del 30%, viene completamente ribaltata dal giudizio di giornalisti, gli stessi che quando annunciano sul palco che Il Volo è arrivato terzo esultano come se stessero allo stadio gridando ‘Mer*e! Pezzi di mer**!’, gli stessi che mentre parlo io gridano ‘stron***o! Deficiente! Vai a casa! Imbecille! Cogl***e’. Com’è possibile che questa percentuale di gente che ha votato da casa, che ha speso dei soldi, e la musica la sceglie la gente, non la scelgono i giornalisti, questa percentuale di più del 30% sia ribaltata da dei giornalisti e da otto persone, la giuria d’onore, che con la musica c’entrano poco per non dire niente. Com’è possibile? Mi viene da pensare che non è il Festival scelto dal popolo, questo è un Festival scelto dai giornalisti. Allora non fate votare la gente, non fate spendere soldi per quattro serate alle persone, perché se poi un artista riesce ad avere più del triplo dei voti rispetto ad un altro artista, questa differenza non può essere ribaltata da otto persone che formano la “giuria d’onore” (dice il nome mimando le virgolette, ndr) e trenta giornalisti. Mi sento in colpa sono dispiaciuto per le persone che hanno votato da casa e vi chiedo scusa, io in prima persona come Niccolò, per l’impegno che non ha dato i suoi frutti, sono dispiaciuto per voi. Detto questo non ne parlerò più e spero di chiudere questa pagina e di aprirne altre mille più belle. Vi voglio bene, grazie. Anzi, sono molto felice di come sta andando la canzone, vedo che è molto apprezzata, siamo tutti uniti e compatti e quello è l’importante. Grazie”.

Ieri nel corso della conferenza stampa consuntiva, il direttore artistico Claudio Baglioni ha invitato i suoi successori a prendere “una linea o l’altra”. “Sono d’accordo su due linee: o il Festival diventa nuovo deciso da addetti ai lavori o questa mescolanza con tre o quattro giurie spezzetate rischia di essere discutibile. Qualsiasi direttore artistico si trova cose delle edizioni precedenti, come delle incrostazioni, cose acquisite nel tempo che sono difficili da cambiare. C’è un atteggiamento di paura nei confronti della sala stampa, ad esempio. Mi hanno spiegato che togliendole il voto si teme di suscitare un atteggiamento ostile. Lo dico con grande franchezza. Se vuole essere popolare, io credo che il Festival possa essere gestito solo dal televoto. L’altro elemento è la giuria d’onore, un retaggio televisivo. Io adesso lo dico: il mio consiglio è di scegliere una linea o l’altra”. Baglioni ha però fatto notare come con il televoto possano nascere dubbi in merito ad ipotetiche forzature dei call center.

A “Unomattina” ha invece detto la sua il presidente della Rai, Marcello Foa:“C’è stata una sproporzione, un chiaro squilibrio tra il voto popolare e una giuria composta da poche decine di persone che ha provocato le polemiche. Il sistema di voto va corretto chiaramente. Questo sistema funziona o no? Va corretto chiaramente anche perché il pubblico si senta rappresentato. C’è stato, come sappiamo un ribaltamento del giudizio e ne va tenuto conto. C’è stato un livello altissimo di partecipazione sui social, ma anche nei dati d’ascolto, da parte dei giovanissimi che mancava da tanti anni. Soprattutto le ragazze sono state incantate da Sanremo. E questo è molto importante perché Sanremo è un punto di raccolta dello spirito nazionale e deve rimanere tale per tanti anni a venire”.

Sulla vittoria di Mahmood e sul caso televoto è intervenuto anche il Codacons annunciando un esposto all’Antitrust. Secondo l’associazione dei consumatori, il sistema di votazione “ha di fatto annullato le preferenze espresse dal pubblico con possibile danno economico per i cittadini”.

“Nella finalissima di ieri il cantante Ultimo – ha denunciato il Codacons – è risultato essere il più votato dal televoto, ottenendo il 46,5% dei voti del pubblico, addirittura 30 voti percentuali in più rispetto al vincitore Mahmood, che ha ottenuto solo il 14,1% delle preferenze. Nonostante tali numeri schiaccianti, il voto della sala stampa e della giuria d’onore ha ribaltato la classifica del televoto, assegnando la vittoria a Mahmood. Ma così facendo – denuncia il Codacons – il voto del pubblico da casa è stato di fatto annullato e umiliato, con conseguenze enormi sul fronte economico, considerato che i telespettatori hanno speso soldi attraverso il televoto, un televoto reso inutile dalle decisioni delle altre giurie”.

Il meccanismo delle votazioni, quindi, ha concluso il Codacons, “sembra aver arrecato un danno a quegli utenti che da casa hanno espresso la propria preferenza (a pagamento) e potrebbe addirittura realizzare la fattispecie di pratica commerciale scorretta. In tal senso il Codacons depositerà domani formale esposto ad Antitrust affinché apra una indagine sulla classifica di Sanremo 2019”.

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