Sea Watch, l’avvocato di Carola: “Non voleva speronare la Guardia di Finanza”

La replica del Ministro Salvini non s’è fatta attendere

È stata fatta una manovra in condizioni di estrema difficoltà, ma non c’è stato alcun atto criminale né la volontà di speronare la motovedetta o uccidere qualcuno, solo la necessità di salvare delle vite“.

Così uno dei legali di Sea Watch, Salvatore Tesoriero, ha ricostruito la manovra che ha portato all’arresto della comandante Carola Rackete, sottolineando che “non c’è stato alcun contatto” con la Guardia di Finanza. Da parte di Carola, ha ribadito, “c’era solo la necessità di portare in salvo persone in condizioni estreme“.

Il legale ha anche spiegato ai giornalisti, come riportato dall’Ansa, che una possibile strategia difensiva sarà quella di contestare il fatto che la motovedetta della Guardia di Finanza possa essere considerata nave da guerra. E sarà questo uno degli elementi che verrà sollevato molto probabilmente nell’interrogatorio di convalida davanti al Gip in programma tra domani e martedì.

Sempre l’avvocato ha raccontato che la capitana tedesca è “molto provata” per quanto accaduto, ma allo stesso tempo “molto forte e lucida” nel rivendicare le sue scelte.

Il ministro Matteo Salvini ha replicato così su Twitter: “La comandante fuorilegge ha giustificato il folle attracco che ha messo a rischio la vita degli agenti della Guardia di finanza dicendo che c’era uno ‘stato di necessità’. Ma se nessuno dei 41 immigrati a bordo aveva problemi di salute, di quale necessità parlava?“.

L’Olanda critica la capitana 

E ieri i Paesi Bassi, in una lettera che la segretaria di Stato Ankie Broekers-Knolha inviato come risposta al ministro dell’Interno italiano, Matteo Salvini, ha criticato la decisione della capitana Carola Rackete, osservando che sarebbe potuta andare in Libia o in Tunisia.

A pubblicare la missiva, in attesa della ricezione del documento cartaceo ufficiale, è stato il Corriere della Sera.

Contrariamente a quanto Lei (Salvini, n.d.r.) dichiara nella sua lettera, non ha mai chiesto di sbarcare in Olanda”, scrive la segreteria di Stato, sottolineando però che il fatto che la Sea Watch batta la bandiera di un certo Stato “non implica un obbligo per quello Stato di accogliere persone soccorse“.

L’Olanda, poi, ha sottolineato che “in assenza di una prospettiva di cooperazione verso una soluzione concreta e strutturale come quella indicata nelle conclusioni del Consiglio Europeo del giugno 2018, che non parteciperà più oltre agli schemi di sbarco ‘ad hoc”.

I Paesi Bassi hanno dichiarato “ha esplicitamente dichiarato che “non prenderà più migranti dalle operazioni Sar (Soccorso in Mare, n.d.r.) in un’area ampiamente colpita dalle attività dei trafficanti di esseri umani“, dando ragione a Salvini sul fatto che le “le operazioni della Sea Watch 3 non dovrebbero contribuire alle attività criminali dei trafficanti“.

I Paesi Bassi, infine, hanno chiesto all’Italia di “lavorare insieme per riformare il sistema europeo di asilo e immigrazione, basato sui principi della solidarietà e responsabilità“. E come parte di questa riforma, bisognerà studiare “una procedura obbligatoria europea di espulsione ai confini esterni”.

Vorrei anche aggiungere scrive la segretaria di Stato che in caso di quei migranti che non hanno diritto alla protezione internazionale, il ricollocamento è uno spreco di sforzi e risorse finanziarie dei contribuenti, che dovrebbe essere evitato“.



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