Queen history, al cinema estro e verità del gruppo pop rock per eccellenza

“ Quel giorno capimmo che Freddie avrebbe rubato la scena a tutti “. Queste furono le dichiarazioni di Sir Elton John a caldo, rilasciate alla stampa nel lontano 1985, dopo la performance del piu grande frontman della storia della musica al “ Live Aid- The Global Jukebox “. Il memorabile concerto tenutosi nell’estate dello stesso anno tra il Wembley Stadium di Londra ed il John F. Kennedy Stadium di Filadelfia, per l’evento che riusci’ a radunare le rockstar piu famose del pianeta, si tenne con lo scopo di raccogliere fondi per la carestia in Etiopia.
Bryan Singer parte da qui, dal colossale concertone di 33 anni fa. Bohemian Rhapsody, il fim più atteso dai fan dei Queen, comincia con la tensione sul volto della “ Regina” che si appresta a varcare il palcoscenico di Wembley.
La band, come il resto delle star, aveva solo 20 minuti a disposizione per tirare fuori il meglio del suo repertorio. Si esibi’ insieme a nomi del calibro di : David Bowie, Phil Collins, Dire Straits, Elton John, Spandau Ballet, Sting, U2, e tanti altri straordinari artisti.
Michael Jegger dichiaro’: “Freddie e’ l’unico che riesce a far battere le mani all’ ultimo della fila”. Furono 72.000 le persone che tripudiarono per l’esibizione dei Queen.
Singer, con il suo personale flashforward mostra il finale del film solo per pochi minuti, per poi partire daccapo e narrare gli inizi dell’ unione del giovane Farrokh Bulsara con il resto della band nel 1970. Freddie Mercury, nome d’arte che assunse successivamente, insieme a Bryan May, Roger Taylor e John Deacon, formó una tra le band piu’ importanti della storia della musica, vendendo 300 milioni di copie di dischi.
Il film non ha l’ambizione di raccontare la vita di Freddie minuziosamente, anche se, per forza di cose, il tutto e’ incentrato sulla rockstar. Non vuole essere fedele con una cronologia, ne’ a tutti i costi desidera avere una fedelta’ filologica della storia del gruppo, ma, semplicemente si pone come un tributo, quello tanto atteso dai fan di tutto il mondo. Un omaggio con una grande voglia di far ascoltare la loro musica. Rivedere le perversioni di Freddie, quelle compiute sul palcoscenico, e ritrovarsi in quelle indimenticabili solfe orgiastiche, diventa esperienza unica.

Gli autori, il regista e la produzione si sono molto confrontati con Bryan May sulla scelta di entrare nella vita di Mercury. Alla fine, la scelta e’ stata adottata per un racconto sobrio, magistralmente interpretato da Rami Malek che abbandona i panni di Mr Robot per indossare un abito pesantissimo, ma, che potrebbe tornargli utile nella serata degli Oscar di Los Angeles.
Inizialmente la produzione viro’ sulla scelta di Sacha Baron Cohen per la forte somiglianza col leader dei Quuen, lascio’ questa pista fin troppo complicata. Cohen pretendeva un film piu trasgressivo, addentrandosi nell’ intimita’ di Freddie.
L’omosessualita’ che tutti si aspettavano venisse sbandierata, non e’ la centralita’ della pellicola; viene ghermita solo di striscio. Esaltata invece è la figura femminile, attraverso lo sconfinato amore che provava Freddie per la sua storica fidanzata, Mary Austin, punto fermo della sua vita. Freddie, pur non potendo fare a meno di lei affermando di voler invecchiare insieme alla donna, intraprese la relazione sentimentale con Jim Hutton.
Difatti, solo la Austin ancora oggi custodisce il segreto di dove si trovino le ceneri del re performer. Farrokh usci’ di scena a soli 45 anni per aver contratto l’ Aids.
Quest’ opera cinematografica non ha la pretesa di essere approvata come acme assoluta nel suo genere, bensi’, enuncia il vero capolavoro avvenuto tra il 1970 e il 1985.
Bohemian Rapsody intanto si presenta ai Golden Globe con due candidature: miglior film drammatico e miglior attore protagonista, proseguendo indisturbato in cresta ai botteghini di tutto il mondo con oltre 650 milioni di dollari incassati.

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Arturo Favella

Arturo Favella

Fotoreporter freelance. Professionista dello scatto, racconta in immagini spaccati ed emozioni del reale. Per lui la foto è "musa" dell'informazione