PD, intervento Tartaglione alla Direzione regionale Campania

Buonasera e benvenuti,

prima di entrare nel merito consentitemi di dedicare qualche secondo a quanto sta accadendo in questi giorni a don Salvatore Purcaro, parroco di Brusciano, vittima di insulti e minacce per aver invitato i camorristi al pentimento e alla conversione. Ritengo che don Salvatore abbia interpretato nel migliore dei modi, con coraggio e generosità, il magistero della Chiesa cattolica. In questa battaglia di legalità il Partito democratico non arretrerà di un millimetro e sarà sempre al fianco di don Salvatore e di tutte le forze sane della società che quotidianamente si battono contro la criminalità. Chi si espone alle minacce e mette a rischio la sua vita svolgendo il proprio ruolo con la schiena dritta e senza lasciarsi intimidire, non può e non deve essere lasciato solo. Con una delegazione del Partito democratico, nei prossimi giorni incontreremo don Salvatore per testimoniare concretamente la nostra vicinanza. Allo stesso modo, saremo sempre dalla parte di Roberto Saviano e di tutti coloro che sono costretti a vivere sotto scorta, soprattutto quando autorevoli esponenti delle istituzioni ironizzano su una misura che è un limite alla libertà individuale e non un privilegio. Gli stessi che definiscono ‘crociere’ i viaggi disperati di migliaia di persone che scappano dalla guerra e dalla miseria e che stanno portando avanti una campagna elettorale permanente sulla pelle della gente.

Tornando all’ordine del giorno, come sapete due settimane fa abbiamo deciso di aggiornare la precedente Direzione a oggi per quanto riguarda la parte relativa alla situazione politica, con l’intento di darci tutto il tempo necessario per una discussione seria e approfondita, anche alla luce degli ultimi appuntamenti elettorali. La tornata delle Amministrative e l’esito dei ballottaggi hanno messo ulteriormente in evidenza le enormi difficoltà del Partito democratico a livello nazionale e locale. All’indomani del 4 marzo, mentre qualcuno parlava di semplice sconfitta, aggrappandosi ai cosiddetti ‘fortini rossi’ che resistevano nel centro-nord, qui al Sud si configurava il quadro di una disfatta. Con le Comunali e, in particolare, con i ballottaggi di domenica scorsa, questo quadro ha assunto tratti ancora più netti: in regioni come la Toscana e l’Emilia perdiamo città che da decenni erano guidate dal Partito democratico e dal centrosinistra. Come emerge dal report dell’istituto Cattaneo, si conferma la scelta decisiva da parte del M5s di sostenere il centrodestra e in particolare la Lega ai ballottaggi nelle regioni ‘rosse’. Escludendo alcune eccezioni come Brindisi e Teramo, dove il Movimento ha appoggiato il candidato del centrosinistra al secondo turno, si delinea una strategia che vede destra e M5s fare fronte comune contro il Partito democratico. Ma questo patto del tutti contro uno non basta da solo a spiegare alcune sconfitte importanti e simboliche del Pd, se non si aggiungono altri due elementi. Il primo riguarda l’affluenza, con la Campania che ha toccato percentuali da record in negativo. Se va alle urne un elettore su tre o uno su quattro, come a Torre del Greco, nessuna forza politica seria può sottovalutare il rischio per la tenuta democratica del Paese. Rilanciare l’azione del Partito democratico significa anche riavvicinare queste persone alla politica, riaccendere una fiducia che si è spenta al di là dell’operato di una o dell’altra forza politica. L’altro elemento ha a che fare con un comportamento emerso in maniera lampante in occasione dei ballottaggi, con un pesante disimpegno da parte di consiglieri e figure di riferimento del partito sul territorio. È il caso di Avellino, dove il nostro candidato aveva sfiorato la vittoria al primo turno e con quei voti si sono eletti 18 consiglieri. Il capoluogo irpino non è un episodio isolato ma è l’emblema di un impegno part time, finalizzato all’elezione di un consigliere amico o di persone vicine, disinteressandosi dell’obiettivo più grande, l’elezione del sindaco e l’avvio di una nuova stagione politica. È lo stesso disimpegno e la stessa sfiducia che negli ultimi tempi abbiamo registrato nella vita del partito, dove diventa sempre più difficile promuovere iniziative sul territorio e l’organizzazione è lasciata nelle mani di pochissimi. Molti degli iscritti e dei dirigenti risultano assenti quando si chiede un contributo organizzativo o di idee, quando si promuovono spazi di riflessione e confronto come questo, ma sono attivissimi sui social e sui giornali il giorno dopo le sconfitte. È il partito del ‘ve l’avevo detto’, degli statisti del giorno dopo, di chi non si sporca mai le mani quando c’è da lavorare ma le tiene libere per delegittimare all’indomani di una sconfitta.

La tornata elettorale appena conclusa ci ha insegnato anche che si può perdere senza giocare. Mi riferisco alla fase di preparazione delle liste: è ingiustificabile quanto accaduto in alcune città, è ancora più grave quando questa superficialità riguarda realtà grandi e importanti della regione; è intollerabile che le guerre tra i singoli e le faide locali prevalgano sugli interessi dei cittadini e danneggino ulteriormente l’immagine del Partito democratico, soprattutto in un momento così delicato, in cui è in gioco la nostra sopravvivenza.

Queste Amministrative ci hanno ricordato anche che, soprattutto nei momenti di difficoltà, dove si combatte uniti e con alleanze limpide si può essere competitivi, altrimenti ci si spacca e si perde tutti. Allo stesso modo, dove c’è radicamento si può raggiungere anche il consenso, dove il radicamento manca qualsiasi alchimia diventa inutile. Assistiamo da tempo al dilagare delle liste civiche, un fenomeno che sta assumendo tratti comuni in tutto il Paese e che in alcune situazioni trova una sua logica, ma che non può diventare una prassi, perché l’assenza di un simbolo nel quale ci si identifica e di cui si dovrebbe essere orgogliosi fa venir meno l’appartenenza a un’idea e a una storia. Questo genera, al di là delle sconfitte nell’immediato, pesanti conseguenze quando in quei territori si vota per le Politiche. Su questi temi ognuno di noi è chiamato a fare un esame di coscienza e ad assumersi le proprie responsabilità. Chi pensa ancora oggi che il futuro del Partito democratico sia legato al destino di Forza Italia dico che sbagliare è umano, perseverare è diabolico. Il Partito democratico deve innanzitutto darsi una visione, avere il coraggio di ammettere che alcune idee sostenute legittimamente negli ultimi anni sono state bocciate, riflettere insieme e riconnettersi con le difficoltà e le priorità dei cittadini, dare una speranza. Offrire un’alternativa, insomma, che sia fatta di idee, non di un’accozzaglia di voti.

In questo processo ritengo che siamo fermi al 4 marzo, come se fossimo precipitati in un lungo sonno. Nel frattempo sono arrivati gli incubi delle Amministrative e dei ballottaggi, ma il partito nazionale fa fatica a svegliarsi e gli unici sussulti registrati finora sono legati a questo o a quel nome per la scelta del prossimo segretario. Il segretario reggente ci ha comunicato qualche giorno fa che, in attesa di sbrogliare questa matassa, si è deciso di celebrare prima i congressi regionali, che si svolgeranno tra novembre e dicembre. Come ho sempre detto, porterò avanti l’impegno assunto con il segretario Martina e accompagnerò il percorso che porterà al congresso della Campania. Mi auguro che sia un congresso vero, un confronto anche acceso ma leale sull’idea di partito che immaginiamo per il futuro prossimo. Mi auguro che alla base ci sia il rispetto per le persone e per le diverse posizioni, perché una comunità in cui si tende continuamente a screditarsi non è degna di essere considerata tale. Mi auguro che la discussione verta sui numeri che descrivono la sofferenza delle persone, non sui numeri delle tessere. Che ci si confronti sul 25% dei poveri che vivono in Campania o del 50% dei giovani senza lavoro, non sulla percentuale di una corrente piuttosto che di un’altra.

Si sta discutendo a livello nazionale se modificare o meno le modalità di elezione dei segretari. Dunque, si è riaperto il confronto sulle primarie. Il mio parere è che le primarie restano un formidabile strumento democratico, ma vanno seriamente regolamentate. D’altra parte, uno degli obiettivi principali della nostra azione per il futuro, è quello di aprirsi all’esterno, coinvolgere chi non si è mai avvicinato al Partito democratico, riconquistare la fiducia di chi nel tempo ha preso le distanze, è la parte più faticosa e difficile del percorso che abbiamo davanti, ma è anche una sfida affascinante alla quale non vogliamo sottrarci.

Una parte di questo cammino possiamo farla attraverso la riapertura della campagna di adesione per il 2018. Tocca a ciascuno di noi lavorare intensamente affinché tante cittadine e cittadini si avvicinino e chiedano di aderire al nostro partito. Sia coloro che in modo spontaneo, all’indomani del 4 marzo, hanno manifestato interesse per il PD, sia coloro che possono, in questa fase e in futuro, guardare con attenzione alle nostre proposte. Si riapre, così, un confronto politico ampio sul futuro del Paese e sul ruolo e l’identità del Partito Democratico. Per dare prova della massima serietà e trasparenza della nostra vita interna e per dare un’immagine nitida all’esterno, occorre insediare subito, nei circoli e a livello provinciale, gli uffici adesione previsti dal regolamento nazionale, in modo da aprire subito il tesseramento e superare così il grave ritardo che abbiamo accumulato.
Dobbiamo mettere in campo tutte le iniziative possibili sia per informare cittadini e simpatizzanti sia per aprire le sedi dei circoli. È necessario un forte impegno, dunque, in ogni comune del territorio​, affinché l’organizzazione del partito sia disponibile per le iscrizioni, con l’accortezza che sedi e orari siano preventivamente e adeguatamente ​comunicati per rendere visibile l’opportunità, per chiunque lo voglia fare, di iscriversi.

La nostra proposta è quella di obbligare, ogni 30 giorni, gli uffici adesioni e le Commissioni provinciali di garanzia a compiere gli adempimenti necessari per effettuare la certificazione mensile. Tutto questo per fissare due punti fondamentali: la piena trasparenza dell’andamento del tesseramento e il conseguente superamento delle eventuali contestazioni legate non a fatti oggettivi, bensì a mere logiche determinate dallo scontro congressuale​. Una cosa già avvenuta in passato, che ha causato danni negli appuntamenti congressuali precedenti. In questo modo si potrà anche monitorare il grado di crescita e lo stato del partito al livello territoriale e, finalmente, il tesseramento verrà percepito non come un semplice momento burocratico.

È la prima grande occasione, dopo la sconfitta, per dimostrare la volontà di ripartire e ​per mostrare ​che non abbiamo abbandonato il senso della sfida che ci siamo posti: la costruzione del più grande partito popolare e riformista italiano, radicato in tutti i comuni, grandi e piccoli del nostro Paese.

Nell’ultima direzione abbiamo il approvato il rendiconto consuntivo 2017. Consentitemi solo qualche considerazione. Come sapete stiamo affrontando una situazione difficile, legata all’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. In questi anni siamo stati chiamati a fare delle scelte e, di fronte alla scarsità di risorse economiche, abbiamo scelto la tutela delle risorse umane. Abbiamo eliminato gli sprechi e ridotto al minimo le spese necessarie per tutelare quello che considero un grande patrimonio del nostro partito, i dipendenti. Faccio quindi un appello agli eletti, affinché rispettino gli impegni assunti. Trovo desolante che si debba ricorrere alle vie giudiziarie per recuperare risorse destinate alla nostra comunità e che servono alla vita del partito. Sento spesso parlare dell’importanza di recuperare il senso di comunità: facciamo in modo che alle parole seguano i fatti.

​Grazie!​

image_pdfimage_print

I nostri interlocutori sono i giovani, la nostra mission è valorizzarne la motivazione e la competenza per creare e dare vita ad un nuovo modo di “pensare” il giornalismo.

redazione@ilmonito.it

Redazione

Redazione

I nostri interlocutori sono i giovani, la nostra mission è valorizzarne la motivazione e la competenza per creare e dare vita ad un nuovo modo di “pensare” il giornalismo. redazione@ilmonito.it

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: