Malati di fantasia, il romanzo di Mariangela Falcioni su adolescenza e incomunicabilità

Roma, 17 lug. – Tre personaggi coinvolti in una storia surreale e comune allo stesso tempo. Immaginazione e fantasia giocano in questa vicenda il proprio ruolo determinante, intrappolando i protagonisti, fino ad impedire la loro crescita o evoluzione.

Mariangela Falcioni, docente di lettere e di sostegno presso la scuola pubblica a Bologna, impegnata nell’insegnamento dell’ italiano agli stranieri, si cimenta con il suo primo romanzo, presentato in anteprima a Roma il 18 luglio, a San Benedetto del Tronto, presso chalet Brasil.

‘Malati di fantasia’ racconta la storia di Luca, adolescente chiuso in un difficile rapporto con la madre Giulia. Diversamente dai coetanei il ragazzo assorto nel rumore delle parole che gli invadono la testa, non riesce ad ascoltare la musica e vive questa sua natura come un’imbarazzante diversità. Solo il rap gli dona evasione, così Luca comincia un viaggio che parte da Eminem, dal suo grido di figlio non amato, per arrivare, attraverso Tupac e i Public Enemy (esponenti dell’hip hop nero militante), al grido di un intero popolo strappato a “mamma” Africa e rifiutato dalla matrigna America.

“Luca le ama e le odia, le parole. Sono la sua ossessione. Perché gli sembra non ci sia altro modo per penetrare l’abisso del mare che si porta dentro”; così il mondo alternativo di un silenzio riempito di musica, prende forma ed inizia a tracciare un nuovo percorso per l’adolescente. Eminem e il suo sound salvano Luca, allentando il gioco di maschere dietro cui ci si nasconde, per indurrlo a svelarsi autenticamente alla vita, a se stesso e al lettore.

Un altro personaggio irrompe nelle pagine del libro oltre Luca e sua madre: Luigi, un uomo perdutamente innamorato di Giulia, incapace di instaurare rapporti reali. Le donne assumono per lui un valore immaginario, palesandosi quali misteriose e inaccessibili.

Trappole metaforiche e reali spiegano le prigioni interiori degli esseri umani, costruite fin da giovani e tramutate spesso in catene tatuate nella mente e sul cuore, da cui è difficile liberarsi senza una valida motivazione.

 

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Pina Stendardo

Pina Stendardo

Collaboratrice freelance presso diverse testate online, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

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