Maddaloni / Benevento, Letture a Palazzo a Benevento, il 24 incontro con il prof. Pietro De Lucia su Panikkar

MADDALONI (Caserta) / BENEVENTO – Nell’ambito dell’iniziativa nazionale del “maggio dei libri” a Benevento si tiene la rassegna “Letture a Palazzo” dal 7 maggio al 30 maggio 2019. Il “maggio dei libri” nasce nel 2011 al fine di sottolineare il valore sociale dei libri quale elemento chiave della crescita personale,  culturale e civile delle persone. In questo quadro il Comune di Benevento ha aderito fortemente a questa iniziativa sposandone gli obiettivi e da qui il Settore Culturale.
Nella ricca programmazione è stata inserita la presentazione del libro del maddalonese prof. Pietro De Lucia “Il Contributo di Raimundo Panikkar al dialogo interreligioso. Problemi e prospettive teologiche” edito nel 2016 da “Città Nuova Diffusione”.
La presentazione del testo è stata fortemente voluta dal dottor Mimmo Raffa, responsabile dell’area cultura del comune di Benevento. L’evento è per il giorno 24 maggio 2019 alle ore 17,30 e interverrà anche il noto prof. don Edoardo Scognamiglio, teologo e autore della prefazione.
La manifestazione si terrà, così come gli altri appuntamenti del “maggio dei libri” presso il Palazzo Paolo V in corso Garibaldi 145 a Benevento. Per approfondimenti dell’evento si rimanda alla pagina social Facebook.
Per un contributo generale abbiamo chiesto al prof. De Lucia, se possiamo individuare la presenza di caratteristiche del dialogo Interreligioso nella visione di Raimon Panikkar, così da anticipare per certi aspetti il percorso che sarà sviluppato nella presentazione del libro del 24 maggio 2019 a Benevento.
Il prof. Pietro De Lucia ha così risposto:
« Otto in particolare sono gli aspetti da poter evidenziare e sono i seguenti:
1) Aperto “Nessuno è escluso a priori”. Questa caratteristica fa sì che a questo dialogo, oltre ad ogni essere umano, possono prendere parte anche le ideologie, le filosofie, insomma è ammessa a partecipare ogni visione del mon-do. Il dialogo lascia sempre le porte aperte. Ecco perché l’attività di qualche assemblea a porte chiuse non può essere mai scambiata con l’espressione “dialogo” delle “religioni.
2) Interiore: cioè, il dialogo intrareligioso è il fondamento necessario del dialogo interreligioso».Il dialogo non va affrontato mai superficialmente e richiede una certa ma-turità ed umiltà. Ma quando può esserci un dialogo veramente maturo? Se sarò pronto a rinunciare alle mie sicurezze, a perdere la mia vita (per usare un linguaggio evangelico), ad essere consapevole della mia contingenza, della mia ignoranza.
3) Linguistico: Il linguaggio è il nostro dono, e parlare è il nostro compito. Con esso non esprimiamo solo le nostre idee, in quanto il nostro parlare è carico della nostra tradizione. Quindi parlando riveliamo anche il non detto.
4) Mitico: Per quanto possano essere importanti, i concetti, non sono sufficienti per portare a compimento un incontro integrale fra persone. Un dialogo limitato ai soli concetti resterebbe «pura dialettica».
5) Politico: Le religioni istituzionalizzate continueranno a sussistere nella misura in cui riconosceranno la sovranità dello Stato, ma certamente il dialogo interreligioso non può dirsi soddisfatto di ciò. La storia ci dice che il dialogo religioso è anche politico.
6) Religioso: in quanto «ha in se stesso uno spirito reli-gioso». Il suo aspetto rivoluzionario è attestato anche da quelli che nel dialogo vedono un pericolo per le religioni costituite. Al dialogo va riconosciuta anche la capacità di poter liberare la spiritualità che molte volte è prigioniera delle strutture dottrinali.
7) Integrale: Siccome ogni dialogo è unico, non possiamo parlare di “esperti di dialogo”. Esso appartiene alla vita religiosa, non rappresenta una specializzazione. Nel dialogo genuino non siamo chiamati a difendere ideolo-gie ma ad amare il prossimo, perché solo amandolo lo si conosce.
8) Continuo: Infatti, «l’incontro delle religioni è un processo continuo, è sempre in cammino». Il suo scopo è la comunicazione, la simpatia, l’amore, senza creare confusione tra le varie religioni o addirittura avere la pretesa di poter giungere ad una completa unanimità. Il dialogo non può essere mai considerato né completo né esaurito, di conseguenza non sono possibili gli assoluti.
Infatti, Panikkar sostiene che lo scopo del dialogo non è la rimozione delle opinioni differenti, o l’uniformità del mondo, o la creazione di una singola religione mondiale.
Ci sono comunità le quali, grazie al dialogo, hanno completamente cambiato il concetto di loro stesse. Esse non hanno più un’identità solo ecclesiale, ma anche una apostolica, di gente “inviata”».
Tornando alla presentazione sannita nell’ambito del maggio dei libri, va ricordato che la coppia dei proff.ri De Lucia e Scognamiglio è consolidata sia nell’attento studio e ricerca ecumenica e di dialogo interreligioso sia nella presentazione di questo e di altri testi in linea in diverse sedi culturale prestigiose italiane nonché in diverse facoltà, per lo più teologiche, in istituti scolastici, centri di studio e chiese parrocchiali.
Il prof. don Edoardo Scognamiglio è responsabile di ecumenico e di dialogo interreligioso nella Diocesi di Caserta e il prof. Pietro De Lucia lo è nella Diocesi di Acerra, dunque le Diocesi di appartenenza.
Tra le altre cose va detto che il prof. Pietro De Lucia dall’anno scorso collabora con il prof. don Edoardo Scognamiglio, al corso di filosofia e pedagogia del dialogo interreligioso, presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e in altri luoghi di Studio come il Centro Studi Francescani per il Dialogo Interreligioso e le Culture con sede a Maddaloni.
Tra i futuri impegni del prof. Pietro De Lucia vi è la consegna alle stampe di una nuova pubblicazione che vedrà la luce  entro l’anno di cui il prof. Scognamiglio sarà, come per il testo in presentazione, autore della prefazione.
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