Codice Rosso approvata in via definitiva dal Senato.

Il testo prevede pene fino a 24 anni per violenza sessuale, rafforza il divieto di avvicinamento e previste cure psicologiche per condannati per reati sessuali

Roma, 17 luglio- Si auspica che la il nuovo impianto normativo possa finalmente essere un’efficace risposta al problema e si spera che questo strumento non divenga appannaggio di chi strumentalizza la violenza di genere per fare qualche corso di formazione e guadagnare da fatti che dovrebbero coinvolgere tutti a titolo gratuito con senso civico e di mutuo auto-aiuto. Non si può morire di malamore.

Vediamo nel dettaglio cosa prevede “Obbligo di ascoltare una donna entro 3 giorni dalla denuncia, inasprimento delle pene per i reati di violenza sessuale, eliminazione delle attenuanti per il femminicidio, introduzione di nuovi reati come il ‘revenge porn’ e la deformazione permanente del volto: sono tutti passi avanti fondamentali per proteggere le donne e i loro figli. Oggi lo Stato dice ad alta voce: ‘le donne non si toccano!’”. Il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede affida ad un post su Facebook il suo pensiero sul Codice rosso così come qualche ora prima aveva già annunciato il Sen. Francesco Urraro. Il ddl sulla tutela delle vittime di violenza domestica e di genere, che ha ricevuto il via libera definitivo del Senato sarà efficace con la pubblicazione in Gazzetta ufficiale. Il testo, composto da 21 articoli è stato approvato alla Camera ad aprile, il testo è stato licenziato con 197 sì e 47 astenuti. Hanno votato a favore M5S, Lega, Fi, Fdi e Gruppo delle Autonomie. Pd e Leu si sono astenuti: contestano gli effetti positivi annunciati dalla maggioranza, perché è una legge a costo zero e non stanzia risorse.

I punti principali della legge.

Velocizzazione delle indagini e dei procedimenti giudiziari– Gli articoli da 1 a 3 del ddl intervengono sul codice penale prevedendo, a fronte di notizie di reato sui delitti di violenza domestica e di genere che la polizia giudiziaria, acquisita la notizia di reato, riferisca immediatamente al pubblico ministero, anche in forma orale. Alla comunicazione orale seguirà senza ritardo quella scritta. Il pubblico ministero, entro 3 giorni dall’iscrizione della notizia di reato, assume informazioni dalla persona offesa o da chi ha denunciato i fatti di reato e nel caso scattano le indagini di polizia giudiziaria.

Più risorse per orfani del femminicidio– Sul fronte delle risorse, la legge recepisce il finanziamento di 7 milioni a partire dal 2020, già previsto nella Legge di Bilancio.

Maltrattamenti e atti persecutori– L’articolo 9 interviene sui delitti di maltrattamenti contro familiari e conviventi e di atti persecutori, elevando la pena minima a 3 anni, fino a una massima di sette; se dal fatto deriva una lesione personale grave, si applica la reclusione da 4 a 9 anni; con una lesione gravissima, la reclusione da 7 a 15 anni. In caso di morte, la reclusione raddoppia da 12 a 24 anni. La fattispecie viene ulteriormente aggravata quando il delitto di maltrattamenti è commesso in presenza o in danno di minore, di donna in stato di gravidanza o di persona con disabilità.

Revenge porn, punito anche chi non condivide immagini – La lotta al revenge porn è un altro aspetto innovativo della legge, che punisce chi realizza e diffonde immagini o video privati, sessualmente espliciti, senza il consenso delle persone rappresentate per danneggiarle a scopo di vendetta o di rivalsa personale. Punito anche chi ‘condivide’ le immagini on line. Il reato viene punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da 5mila a 15mila euro e prevede una serie di aggravanti nel caso, a esempio, se il reato di pubblicazione illecita è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato o da una persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa.

Divieto di avvicinamento rafforzato– Le norme in vigore che disciplinano il reato di violazione dei provvedimenti di allontanamento dalla casa familiare e del divieto di avvicinamento ai luoghi frequentati dalla persona offesa, vengono rafforzate e punite con la reclusione da sei mesi a tre anni per chiunque violi gli obblighi o i divieti previsti dall’autorità giudiziaria.

Punito il matrimonio forzato – Una delle innovazioni introdotte dal Codice Rosso è l’articolo che punisce, con la reclusione da uno a 5 anni, l’introduzione del delitto di costrizione o induzione al matrimonio che colpisce chi “con violenza o minaccia, costringe una persona a contrarre vincolo di natura personale o unione civile”, approfittando delle condizioni di vulnerabilità o di inferiorità psichica o di necessità di una persona. La disposizione, vista la dimensione sovranazionale del fenomeno da colpire, stabilisce che il reato sia punito anche quando il fatto è commesso all’estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia.

Pene aggravate in caso di matrimonio forzato di minori– Il nuovo articolo contiene le circostanze aggravanti del reato di matrimonio forzato: la pena è aumentata se i fatti sono commessi ai danni di un minore di 18 anni è aumentata da 2 a 7 anni se viene colpito un minore sotto i 14. Si vogliono così contrastare, in attesa di una legge organica, il fenomeno delle spose-bambine e dei matrimoni precoci e forzati.

Ergastolo per omicidio aggravato– L’articolo 11 modifica il codice penale intervenendo sull’omicidio aggravato dalle relazioni personali, di cui all’art. 577 c.p., per estendere il campo d’applicazione delle aggravanti consentendo l’applicazione dell’ergastolo anche in caso di relazione affettiva senza stabile convivenza o di stabile convivenza non connotata da relazione affettiva.

Da 8 a 14 anni di carcere – È la pena prevista per chi causal esioni permanenti personali gravissime, come la deformazione o lo sfregio permanente del viso. La cronaca riporta ormai decine di casi di donne atrocemente deturpate e sfigurate irrimediabilmente aggredite al volto con acido corrosivo o altro materiale infiammabile.

Violenza sessuale, fino a 24 anni di reclusione– L’articolo 13 inasprisce le pene per i delitti di violenza sessuale che, in caso di violenza su un minore di dieci anni, parte de un minimo di 12 fino a un massimo di 24 anni di reclusione.

Trattamento psicologico per condannati per reati sessuali– È prevista la possibilità per i condannati per delitti sessuali in danno di minori, di sottoporsi a un trattamento psicologico con finalità di recupero e di sostegno, suscettibile di valutazione ai fini della concessione dei benefici penitenziari.

Formazione specifica per polizia e carabinieri – La legge stabilisce l’attivazione di specifici corsi di formazione per il personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Polizia penitenziaria “in relazione alla prevenzione e al perseguimento dei reati di violenza domestica e di genere”, norma questa già prevista nella legge 119/2013 ma mai realmente applicata.


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Francesca Beneduce

Francesca Beneduce

Poliedrica e sempre in prima linea a difesa dei Diritti Umani. Laureata in Scienze Politiche, Criminologa, Giornalista. Esperta di politiche paritarie e di genere, di sviluppo locale, Bibliotecario, Valutatrice del personale della P.A. Ha ricoperto ruoli Istituzionali apicali per la Regione Campania e per Enti locali in Organismi di Parità. Consulente per lo sviluppo organizzativo in Enti pubblici e privati. dott.francescabeneduce@gmail.com