Legge italiana sul diritto d’autore: cosa deve sapere chi si occupa di rassegna stampa

Quali sono i paletti che la legge italiana impone a chi si occupa di rassegna stampa? In realtà non molti e la legge si limita a fornire delle linee guida, ma una recente sentenza del tribunale di Roma, chiamato a pronunciarsi sul caso Datastampa contro Fieg-Promopress, ha fornito delle direttive più precise.

Premessa n. 1: acquisire la stampa in modo legale

Chiariamo subito che la premessa per qualunque attività che rientri nell’alveo della legalità è che la fornitura di testate giornalistiche avvenga in modo legittimo. Questo significa, ad esempio, che non ci si può avvalere di copie diffuse illegalmente o scaricate in maniera gratuita anche quando si tratta di copie a pagamento.

Per creare una rassegna stampa, è necessario acquistare le copie dei giornali e dei periodici in edicola, oppure scaricarle a pagamento on-line oppure riceverle direttamente in ufficio dopo aver sottoscritto un abbonamento direttamente con l’editore o con una società di distribuzione specializzata nella creazione e consegna di mazzette di giornali (ovvero l’insieme delle testate giornalistiche selezionate per curare una rassegna stampa).

Non importa quale sia la soluzione adottata, purché le testate giornalistiche non vengano ottenute in maniera illegale.

Premessa n. 2: non diffondere a terzi la propria rassegna stampa

Non esistono obblighi solo per chi confeziona una rassegna stampa legale, le cui caratteristiche riveleremo tra poco. Anche il destinatario di una rassegna stampa ha degli obblighi, in particolare quello di non divulgare a terzi i ritagli ricevuti, compresi gli eventuali ritagli in versione digitale. Con l’utilizzo delle tecnologie informatiche, che in teoria rendono ancora più semplice la condivisione dei contenuti, le accortezze devono essere le stesse. Questo significa che se si riceve via e-mail una rassegna stampa, non è possibile inoltrarla a chi non è fruitore della rassegna stampa in questione.

Diritto d’autore: la legge italiana

La Legge sul Copyright è piuttosto datata e risale al 22 aprile 1941. L’articolo 65 del testo stabilisce la possibilità di riprodurre gli articoli pubblicati su un giornale purché non siano stati contrassegnati in modo esplicito come articoli “a riproduzione riservata”.

L’articolo 70, invece, spiega che la liceità della riproduzione sussiste solo se non si tratta di un tentativo di concorrenza sleale all’opera da cui è tratta.

Oltre alla legge del ’41, esiste anche la Convenzione di Berna per  la protezione delle opere letterarie, a cui è ispirata la legge italiana n. 399 del 1978. Nell’articolo 10 comma 1 è scritto quanto segue:

 “  Sono  lecite  le  citazioni  tratte  da  un’opera   gia’   resa lecitamente accessibile al pubblico, nonche’ le citazioni di articoli di giornali e riviste periodiche nella forma di rassegne di stampe, a condizione che dette citazioni siano fatte conformemente ai buoni usi e nella misura giustificata dallo scopo.”

E ancora, nel comma 3 dello stesso articolo, il legislatore prosegue così:

“Le citazioni e utilizzazioni contemplato negli alinea precedenti dovranno menzionare la fonte e, se vi compare, il nome dello autore.”

Riassumendo, facendo riferimento alla normativa vigente, la rassegna stampa può definirsi tale ed è legale se:

  1. gli articoli non sono contrassegnati come “a riproduzione riservata”
  2. la riproduzione non fa concorrenza sleale alla fonte da cui è preso l’articolo
  3. la fonte è citata con dovizia di particolari, in particolare autore e data
  4. la riproduzione non riguarda tutta la testata ma solo una parte di essa, ad esempio un articolo o una porzione di articoli

La Direttiva europea ha cambiato qualcosa?

No, non molto, poiché la Direttiva europea sul diritto d’autore nel mercato unico digitale, recentemente approvata dalle istituzioni di Bruxelles, non contiene informazioni aggiuntive sulla rassegna stampa. Avrà ricadute piuttosto sui grandi aggregatori di notizie come Google News, che però non hanno nulla a che vedere con la rassegna stampa.

Cosa dice la Giurisprudenza

Il Tribunale di Roma, emettendo la sentenza del 18 gennaio 2017 sul caso Datastampa/Fieg-Promopress, ha finalmente stabilito in modo definitivo che la rassegna stampa, anche se fatta a scopo di lucro (purché non come forma di concorrenza sleale ai giornali) , è perfettamente legale.

Per potersi però definire davvero “rassegna stampa” è necessario che:

  1. il pubblico non sia il lettore generico dei quotidiani, ma un soggetto o una categoria di soggetti con una connotazione specifica e ben delineata, ad esempio un ordine professionale, oppure un professionista, un dirigente, un direttore e così via
  2. il materiale incluso nella rassegna stampa non sia trasversale ma riguardi una tematica precisa di stretto interesse del pubblico a cui la rassegna stampa è indirizzata

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