Le conquista delle donne-Ventennale in divisa

Roma, 02 Ottobre- Era il 20 ottobre del 1999 quando finalmente anche in Italia le donne attraverso l’approvazione della legge delega n. 380 che istituiva i servizio militare volontario femminile, poterono fare il proprio ingresso nel mondo militare. Il cambio di secolo ha dato avvio ad un rinnovamento della vita militare e l’inaugurazione del primo corso dall’allora Ministro della difesa Sergio Mattarella con la presenza di 27 allieve. Ultimo paese dell’Unione europea ad adeguarsi al cambiamento sociale e culturale, dopo vent’anni la percentuale delle donne in divisa si attesta ad un esiguo 5,18%. Secondo gli ultimi dati pubblicati dal Ministero della Difesa, aeronautica, marina, esercito e carabinieri contano 14.580 donne su 281.520 militari complessivi, allievi compresi. La quota maggiore di presenza femminile spetta all’esercito 6,75%, a seguire la marina 5,73%, carabinieri 4,12% e aeronautica 3,69%. Nel 2017, il numero delle allieve nelle diverse accademie militari attraverso le domande di arruolamento accettate sono state 1.653 su 41.841 con un rapporto uomo donna di 4 a 1. Questi i numeri di una conquista paritaria che vede “Standard unici” di addestramento come modello per la riduzione del gender gap e contrastare un mondo maschile e muscolare. Una scelta di vita che mette sin dal reclutamento di fronte a sacrifici fisici e professionali ma che, di contro, inorgoglisce. Nonostante il trascorrere del tempo, il gap di genere è ancora molto profondo e lungi dall’essere colmato, infatti la parità nelle forze armate è ancora lontana. A supporto di questa tesi, i numeri, infatti le donne in posizione di comando rappresentano solo il 10% del totale, un terzo rispetto agli uomini; le donne che hanno raggiunto il grado di Generale sono solo 3, tutte appartenenti al Corpo Forestale, che dal 2016 è integrato ai Carabinieri. Per le altre Forze Armate bisognerà attendere il 2022 per vedere la prima donna colonello, naturalmente le motivazioni risiedono nell’anzianità di servizio e del contingentamento delle promozioni, nulla a che vedere con il c.d. tetto di cristallo. Rispetto agli altri paesi europei come Francia e Inghilterra che hanno aperto all’ingresso delle donne da circa cinquant’anni, il contingente delle graduate è il doppio di quello italiano. Il paese che vanta il maggior numero di donne in servizio attivo nelle forza armate è l’Ungheria (20%), seguita da Lettonia (16,2%) Grecia e Usa (15,5%). La media Nato si attesta al 10,9% più o meno la stessa percentuale di Francia e Gran Bretagna. Tra i paesi del Patto Atlantico, solo la Turchia ha una percentuale minore della nostra 1.3%. Le ragioni per cui la carriera militare risulta ancora poco appetibile per le donne è da ricercarsi in supporti conciliativi vita-lavoro ancora poco rispondenti alle esigenze delle ragazze, così come ragioni di tipo culturale, molte ex militari lamentano come causa di abbandono il comportamento ancora molto maschilista ed il termine di paragone per il raggiungimento degli obiettivi tarato e declinato al maschile così l’ubicazione strutturale, quali i servizi igienici più lontani rispetto a quelli maschili, a pesare anche i ricongiungimenti familiari, oggi non è molto inusuale trovare entrambi i coniugi che prestino servizio nelle forze armate e spesso formarsi una famiglia nel senso tradizionale del termine, rappresenta un desiderio non sempre realizzabile per i carichi di lavoro di entrambi ed a pesare la lontananza dalle famiglie di origine come rete di supporto sociale.


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Francesca Beneduce

Francesca Beneduce

Poliedrica e sempre in prima linea a difesa dei Diritti Umani. Laureata in Scienze Politiche, Criminologa, Giornalista. Esperta di politiche paritarie e di genere, di sviluppo locale, Bibliotecario, Valutatrice del personale della P.A. Ha ricoperto ruoli Istituzionali apicali per la Regione Campania e per Enti locali in Organismi di Parità. Consulente per lo sviluppo organizzativo in Enti pubblici e privati. dott.francescabeneduce@gmail.com