Italiani sempre più indebitati: a ricorrere a finanziamenti è l’85% della popolazione

L’85% DEGLI ITALIANI RICORRE A FINANZIAMENTI, IL 19% PAGA IN RITARDO ED IL 3% NON PAGA AFFATTO.

 

L’esborso medio è di 380 euro al mese, con punte di 520 euro in Lombardia ed esborsi minimi di 250 euro in Sardegna. Gli acquisti a rate riguardano la prima casa (48%), ma anche beni durevole con in testa auto ed elettrodomestici (32%) Ma c’è anche chi chiede prestiti per sostenere spese sanitarie o spese fisse come le bollette di luce e chi chiede denaro per estinguere debiti precedenti. A metterlo in evidenza è Creopay, la newco fondata dall’avvocato Antonello Fontanelli con l’obiettivo di aiutare gli italiani a risolvere le loro «non performing exposures».
(AJ-Com.Net) – ROMA, 29 NOV 2019 – Italiani popolo di risparmiatori? Fino a qualche anno fa forse, oggi siamo invece un popolo di consumatori sempre più indebitati. I dati di Creopay (www.creopay.cloud), la newco fondata dall’avvocato Antonello Fontanelli con l’obiettivo di aiutare gli italiani a risolvere le loro «non performing exposures» ed aiutare nel contempo le aziende italiane che a causa di ciò accusano perdite finanziarie (46%), evidenziano una crescita dell’indebitamento delle famiglie, che nel secondo semestre del 2019 ha superato i 500 miliardi di euro.

L’esborso medio è di 380 euro al mese, con punte di 520 in Lombardia e minimi di 250 in Sardegna. «Gli acquisti a rate riguardano la prima casa (48%), ma anche beni durevole con in testa auto ed elettrodomestici (32%) o spese sanitarie (8%)» spiegano gli analisti di Creopay.

È questa la vita a rate degli italiani: quell’economia domestica che le famiglie del nostro Paese hanno adottato anche per sostenere le spese fisse come le bollette di luce, gas ed altre utenze, per estinguere debiti precedenti e perfino per potere andare in vacanza.

«L’indebitamento residuo degli italiani, ovvero i soldi ancora da restituire, ammonta oggi a 35 mila euro medi pro-capite, con punte di 48 mila euro a Roma e di 52 mila euro a Milano» puntualizza Giorgio Mottironi, co-fondatore e cso strategy officer di Creopay.

Ma il vero problema sono le “sofferenze”, ossia i debiti che non vengono pagati, che in Italia ammontano a 70 miliardi di euro, con percentuali di recupero del 12% a fronte di costi del 10%: insomma si spendono 7 miliardi per recuperarne 8,4 e ben 61,6 miliardi vanno perduti.

E proprio a questo riguardo il 2020 promette una svolta epocale a vantaggio non tanto delle 46 aziende su 100 che a causa di ciò accusano perdite finanziarie ma anche e soprattutto a vantaggio delle singole persone che potranno così essere aiutate nell’essere adempienti, evitare interruzioni di servizi, non incorrere in pagamenti di more ed interessi, evitare le segnalazioni nelle centrali rischi, avere addirittura uno scoring indipendente ed affidabile, avere un maggior accesso al credito, insomma potere aumentare notevolmente la propria qualità di vita.

«Non si tratta di qualcosa di nuovo, ma di qualcosa che abilita opportunità di contatto in modalità cliente-centrica, facilitando il passaggio da un sistema che offre tutte le opportunità di non pagare ad uno che offre semplici possibilità di farlo» spiega l’avvocato Antonello Fontanelli, fondatore e ceo di Creopay.

Creopay (www.creopay.cloud), in partnership con l’operatore di telecomunicazioni e pagamenti elettronici Afone (www.afoneparticipations.com) quotato alla Borsa di Parigi, ha infatti ideato un sistema «customer-centric» che consentirà di risanare il 95% dei debiti in sofferenza e di migliorare così la «qualità di vita» degli italiani.

«Il 19% degli italiani paga in ritardo ed il 3% non paga affatto» puntualizzano gli analisti di Creopay che hanno anche potuto appurare che nel 95% dei casi il consumatore o l’utente vorrebbe pagare ma non è in grado di farlo perché fino ad oggi sono mancate soluzioni «customer-centric» in grado di adattarsi alla singola complessità.

Il processo attuale di «collection» è infatti troppo frammentato e farraginoso ed è la conseguenza di una visione della gestione dei comportamenti del cliente basata sul concetto del «senso di colpa».

«Fino ad oggi sono mancate soluzioni automatiche che avrebbero permesso di gestire la singola complessità dell’insieme collezionando dati, strutturando informazioni, pianificando azioni ed operando scelte in modo agile» conclude l’avvocato Antonello Fontanelli. (


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