Ipotesi di Governo: 5Stelle e Pd trattano

Tra docce gelate, sgarbi e veleni i 5Stelle e Pd lavorano al governo di legislatura con quella maggioranza «solida, chiara e duratura» chiesta da Sergio Mattarella. 

Di certo, c’è che la svolta è avvenuta solo alle otto di sera, quando i parlamentari grillini hanno imposto al capo politico del Movimento e ai capigruppo Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva, di andare a trattare con il Pd. E già avanza, come ipotesi più forte per palazzo Chigi, quella di un premier terzo gradito a entrambi i partiti. Probabilmente una donna. Si capirà meglio oggi, dopo il primo incontro ufficiale tra le due delegazioni, previsto nel pomeriggio.

Intanto  prevale la linea dettata da Beppe Grillo, Davide Casaleggio, Roberto Fico a dispetto della tentazione di Di Maio di rigettarsi tra le braccia di Matteo Salvini (che era tornato ad aprire il suo forno perfino al Quirinale).  E da Matteo Renzi, Dario Franceschini, Graziano Delrio e dai padri fondatori del Pd, Romano Prodi in testa, dall’altra. 

Proprio su un punto programmatico dei 5 s sul taglio dei parlamentari, in mattinata, la trattativa sembrava a un passo dal naufragio. Zingaretti, dove sul Colle aveva parlato di «forte discontinuità politica e programmatica», scandendo di fatto un altro no secco a un bis di Giuseppe Conte (la prima scelta dei 5Stelle), aveva poi fatto trapelare tre punti in grado di far saltare la trattativa: no al taglio dei parlamentari (appunto), colpo di spugna sui decreti sicurezza di Salvini e intesa di massima sulla legge di bilancio entro domenica. Il tutto «per non avere sorprese», secondo il segretario dem. «Un modo per far saltare tutto, Nicola se ne assumerà la responsabilità», aveva ringhiato invece Renzi e poi con Graziano Delrio: «Non c’è alcun no al taglio dei parlamentari, vogliamo solo inserirlo in una riforma costituzionale organica che comprenda anche la legge elettorale. Intendiamo fondare su un basi solide il governo di svolta».

Di Maio uscendo dal colloquio con Mattarella non ha mai attaccato Salvini, che poco prima aveva proposto al Presidente di mettere il leader grillino al posto di Conte a palazzo Chigi. E si è limitato ad annunciare di aver avviato «tutte le interlocuzioni necessarie per avere una maggioranza solida». Senza dire con chi.

Dal canto suo, Renzi ha subito fatto trapelare il suo ottimismo: «Alla fine il governo si fa». 

Intanto, a Di Maio piace il doppio forno offertogli dalla Lega perchè gli permette di andare con più forza alla trattativa con i Dem, facendogli abbassare le pretese

Dalle ultime notizie, a dispetto del forte rinnovamento sollecitato da Zingaretti, Di Maio resterà ministro, probabilmente al Viminale. E con lui entreranno Delrio o Franceschini. Più nuovi come Paola De Micheli, Antonio Misiani e un paio di renziani scelti dalla rosa di nomi fatta trapelare dall’ex premier come «prova di lealtà»: Rosato, Marattin, Guerini, Nannicini. Tra i grillini, che vorrebbero confermare Bonafede e Fraccaro, dovrebbero entrare Ruocco, Morra e soprattutto esponenti dell’ala sinistra del Movimento vicina a Fico..


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