INTERVISTA – Domenico Sepe: “Ritorno al Castel dell’Ovo per l’anteprima del mio nuovo catalogo artistico”

Napoli, 14 feb. – “Ritorno al Castel dell’Ovo per l’anteprima del mio nuovo catalogo”, questa la premessa dell’incontro con il Maestro d’Arte Domenico Sepe. Lo scultore napoletano presenta il suo nuovo percorso creativo tra sculture in esposizione, vibrazioni musicali, proiezioni video e foto inedite.
L’evento inaugurato il 13 febbraio alle ore 16.00 è stato pensato come ampio momento dedicato al confronto tra l’artista ed il suo pubblico.

Ritrovarsi’ è il leit motiv della mostra d’arte contemporanea di Domenico Sepe, presentata in catalogo da Deborah Di Bernardo, in collaborazione con la museologa Daniela Marra.

L’happening impreziosito con le vibrazioni musicali di Daniela Trionfante, violinista; Gloria Vocaturo, poetessa; Maria Gabriella Tiné, attrice e Valeria Jacobucci, scrittrice, ha rappresentato un vero e proprio incontro con l’Arte, concepita in modo trasversale dal Maestro Sepe.

 

– Napoli torna prepotentemente nella forza propulsiva della tua Arte. Che sia essa sacra o dedicata a Partenope, come già accaduto, il movimento vitale della tua città quanto credi influenzi la tua resa scultorea?

Napoli sicuramente rappresenta la culla della mia ricerca artistica; è una città che contamina non solo attraverso ciò che vedi, ma ti contamina l’anima perché è caratterizzata da tantissimi elementi che  provocano emozioni costanti. Nascere a Napoli, essere a Napoli, vivere nel quotidiano questa straordinaria città, significa avere contaminazione costante. Torna Napoli, ritorno a Castel dell’Ovo dopo tre anni; certo adesso lo faccio solo attraverso una presentazione che racconterà comunque il mio percorso artistico. Questo identifica una sorta di legame e conferma del rapporto straordinario che ho con la mia città. Sicuramente è un rapporto anche un po’ conflittuale, nel senso che come accade quando si ama una persona, la si ama, ma a volte la si contesta anche. Sono due sentimenti contrastanti, ma comunque si tratta di emozioni forti.

-Un nuovo catalogo di opere, tante nuove sculture. Su quali soggetti Domenico Sepe si è concentrato e come lo ha fatto?

Il mio è un catalogo che racconterà un percorso, ma soprattutto racconterà il futuro della mia produzione artistica. Mostrerà al mondo il ‘Cristo rivelato’, una delle mie ultime opere che mostra tutta la parte divina che contamina in qualche modo il mio modo di fare scultura. Adoro rappresentare ciò che effettivamente non è visibile, quindi la parte spirituale. Ho scelto questo soggetto che è appunto il Cristo, un Cristo che si rivela in un’immagine mai raccontata prima, un’immagine che non ha documentazione visiva in quanto tutto avviene nel sepolcro chiuso. L’opera rappresenta una pura interpretazione dell’artista, cosa che mi affascinava tantissimo. Il Cristo rivelato identifica sostanzialmente il mio futuro. Sarà ben rappresentato in questo catalogo con testi di Daniela Marra che ha fatto un’indagine straordinaria sull’opera, ma è importante anche dire che questo Cristo nasce in relazione ad un omaggio che ho sempre voluto fare al Maestro Giuseppe Sammartino, autore appunto del Cristo velato presente nella Cappella San Severo, che è stato sempre l’opera che mi ha dato tormento, emozione, ma nello stesso tempo, vederla lì, scrutarla, osservarla, desiderarla con la volontà di realizzare qualcosa di simile, mi ha indotto a spingermi a realizzare qualcosa del genere. Mi sono detto “Voglio omaggiare questo grande artista provando a realizzare un’opera che volesse rappresentare il seguito della deposizione, diventando un passaggio nel nostro tempo di uno scultore napoletano che vuole raccontare la continuità con la tradizione”.

-L’artista vive quando le sue opere trovano casa e celebrazione nel mondo. Quali città attendono ora di essere omaggiate e celebrate attraverso le tue opere?

Le città che raccontano la mia arte per fortuna sono tante. Ricordo la città di Taranto che ospita uno dei miei primi monumenti; poi c’è Colle di Anchise in provincia di Campobasso, ultimamente Sanremo, la stessa Napoli. Le città che hanno apprezzato la mia arte attraverso la collocazione di un monumento mi inorgogliscono. Un monumento rappresenta una comunità intera e quindi questo vuol dire che in effetti la mia arte è stata non solo apprezzata, ma anche compresa. La cosa straordinaria è che la prossima città che ospiterà una mia opera, in un viaggio che taglia quasi l’Italia intera, sarà appunto Matera con un monumento che racconterà l’amore. Sarà collocato tra i sassi. Sarà caratterizzato da cinque personaggi: tre figure maschili, tre ragazzi che corteggiano due ragazze intente a raccogliere acqua da una fontana, dove nascerà un gioco di sguardi. Trattasi di un monumento particolare che comunque diverrà caratterizzante per la città di Matera.

-Comunicare attraverso il modellato. Come stanno cambiando i linguaggi della tua scultura e dove credi sia diretta?

Il modellato sicuramente è trasposizione del mio modo di concepire la scultura: vuol dire toccare l’anima della materia; argilla e terra, modellandola con le mani, come se l’uomo manipolasse se stesso, la sua origine. Io che sono credente immagino Dio che crea l’uomo attraverso la terra e l’artista che da Lui ottiene ispirazione per creare analogamente l’opera attraverso l’humus. Si crea così un legame fortissimo con l’argilla. In chiave futura però non mi dedicherò solo al modellato, sto sperimentando da anni diverse tecniche; l’ultima che probabilmente vedremo tra un po’ sarà la tecnica con utilizzo del ferro, con saldature ed  immagini che vengono fuori dall’assemblaggio di elementi in ferro. Questo sarà il mio nuovo linguaggio, pur restando legato appunto alla tradizione. Le immagini richiameranno dunque la tradizione classica, soprattutto quella greca.

-Un nuovo progetto a Castel dell’Ovo. Quanta emozione si cela dietro questo evento e cosa rappresenta per te in tale momento storico?

Ritornare a Castel dell’Ovo in questo momento storico è molto importante perché è un periodo davvero particolare per la mia vita, per la mia carriera artistica. E’ un periodo di evoluzione per me, e farlo in un luogo che adoro, nella mia città è straordinario, oltre che emozionante. Sembra quasi tutto collegato: la notizia del monumento di Matera, le nuove opere, il Cristo rivelato…tutto si fonde in questo evento che collega diverse arti: la musica, la poesia e la scultura. Sono tre linguaggi che si uniscono in una presentazione del catalogo. L’evento del 13 suggerisce l’identità di questo lavoro non comune che racconta il percorso di un artista, ma che guarda verso il futuro nella mia meravigliosa città che spero possa continuare a farsi amare.

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Pina Stendardo

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.