In Italia la corruzione “divora” 10 miliardi di prodotto interno lordo all’anno

Non è tutto. Le aziende che operano in un contesto corrotto crescono in media del 25% in meno rispetto alle concorrenti che operano in un’area di legalità. A patire di più sono le piccole e medie imprese, che hanno un tasso di crescita delle vendite di oltre il 40% inferiore rispetto a quelle grandi. Secondo il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara, “le indagini di questi giorni sulla città di Roma rendono urgente un intervento serio da parte del governo e del Parlamento per ridurre i costi dell’illegalità che gravano sulle imprese italiane”.

La nuova analisi parte dal presupposto che il costo della corruzione nell’Ue raggiunge i 120 miliardi di euro l’anno, pari all’1% del Pil dell’Unione europea. La corruzione può far aumentare del 20% i costi complessivi dei contratti di appalti pubblici. Non è facile valutare i costi economici complessivi del fenomeno che può essere calcolato, solo facendo una sintesi tra diverse fonti internazionali, come il 5% del Pil a livello mondiale.

Ogni anno nel mondo si pagano più di 1.000 miliardi di dollari di tangenti e va sprecato, a causa della corruzione, circa il 3% del pil mondiale: a questi danni economici vanno aggiunti quelli altrettanto gravi del degrado etico e sociale. Unimpresa rileva che secondo una recente analisi internazionale, il peggioramento di un punto dell’Indice di percezione della corruzione in un campione di paesi determina una riduzione annua del prodotto interno lordo pari allo 0,39% e del reddito pro capite pari allo 0,41% e riduce la produttività del 4% rispetto al prodotto interno lordo.

Unimpresa segnala che “visto che l’Italia nell’ultimo decennio ha visto un crollo del proprio punteggio nel Cpi (indice di percezione della corruzione) da 5,5 a 3,9, si può stimare una perdita di ricchezza causata dalla corruzione pari a circa 10 miliardi di euroannui in termini di prodotto interno lordo, circa 170 euro annui di reddito pro capite e oltre il 6% in termini di produttività”. A patire è crescita del Paese, perché la corruzione diffusa “altera, innanzi tutto, la libera concorrenza e favorisce la concentrazione della ricchezza in capo a coloro che accettano e beneficiano del mercato della tangente a scapito di coloro che invece si rifiutano di accettarne le condizioni”.

“La sola discesa nella classifica di percezione della corruzione -indica ancora lo studio di Unimpresa- provoca la perdita del 16% degli investimenti dall’estero; le imprese che operano in un contesto corrotto e che devono pagare tangenti crescono in media quasi del 25% in meno di quelle che non devono affrontare tale problema; mentre le piccole imprese hanno un tasso di crescita delle vendite di oltre il 40% inferiore rispetto a quelle grandi”. Quando la corruzione “assume carattere endemico e pervasivo, essa diviene sistema, in grado addirittura di falsare la rappresentanza democratica e compromettere la stabilità governativa di un paese”.

Recenti avvenimenti, indica ancora la ricerca, “testimoniano che talvolta le stesse leggi, omettendo di prevedere precisi vincoli di destinazione e rigorosi obblighi di rendiconto all’attività di spesa, crea i presupposti per favorire l’illecita dissipazione del pubblico denaro. Inefficaci risultano anche i sistemi di controllo sociale”. “Nella finalizzazione dei suoi programmi delittuosi ed economici, la criminalità organizzata pone sempre più cura alle forme di condizionamento dei rami dell’apparato pubblico, alle intromissioni negli stessi circuiti finanziari, ritagliandosi, in tal modo, spazi di potere in ambito economico e nella società civile” concludono gli esperti di Unimpresa.

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