Il presidente Sergio Mattarella ha firmato il decreto fiscale

Spunta la manovra di scorta: se necessario tagli alla spesa

 L’accordo raggiunto nel governo sul decreto collegato alla manovra, così come descritto dal premier Giuseppe Conte e dai due vicepremier, cambia infatti i contorni della “pace fiscale”, eliminando quello che Luigi Di Maio in questi giorni aveva definito il «condono tombale-penale» con lo «scudo per i capitali all’estero». E cancellando il tetto «per singola imposta» che poteva moltiplicare le cifre sanabili.  Il condono torna dunque “mini” ma già promette di allargarsi di nuovo, con uno sconto ad hoc sulle cartelle di Equitalia più generoso dell’attuale rottamazione che dovrebbe arrivare nel passaggio in Parlamento. Le nuove norme consentiranno poi, come ha sottolineato Matteo Salvini, di realizzare quello che davvero è scritto nel contratto di governo: «Ci sarà – ha annunciato – il saldo e lo stralcio delle cartelle di Equitalia, non solo eliminando sanzioni e interessi» come nella rottamazione, «ma anche intervenendo sul capitale. Si chiuderà il contenzioso scontando l’ammontare complessivo».

La modifica, ha spiegato Conte, arriverà in sede di conversione del decreto, con «una formulazione adeguata a tutti i contribuenti che versano in situazioni di specifiche, oggettive, difficoltà economiche». In sostanza si dovrebbe ampliare il condono vero e proprio (cioè appunto lo sconto anche sulle imposte dovute) anche a chi ha una cartella non pagata e non solo per chi integra la sua dichiarazione dei redditi. Il decreto, che andrà lunedì alla bollinatura per essere poi inviato ufficialmente al Quirinale, conterrà intanto la “rottamazione ter”, con tempi più lunghi per le rate (fino a 5 anni) e una tipologia ampliata di debiti che si possono rottamare, la cancellazione delle mini-cartelle più vecchie nel magazzino dell’ex Equitalia, quelle tra il 2000 e il 2010 entro i mille euro, ma anche il condono al 20%.

Resta infatti la possibilità «per chi ha già fatto la dichiarazione dei redditi», come ha sottolineato Salvini, di fare una “dichiarazione integrativa speciale” che consentirà di dichiarare fino al 30% in più di quanto già comunicato al Fisco, con un tetto massimo complessivo di 100mila euro di imponibile per anno d’imposta (quindi teoricamente fino a 500mila euro in 5 anni). Si potranno quindi sanare Irpef, Irap, ritenute e contributi con lo sconto, pagando il 20% anziché le relative aliquote (per l’Irpef, ad esempio, fino al 43%), mentre per l’Iva si dovrà calcolare l’aliquota media o comunque il 22%.

La sanatoria non varrà invece, nel caso di Ivie e Ivafe, le due imposte sui redditi e sugli immobili detenuti all’estero
introdotte dal governo Monti, che hanno allarmato il Movimento 5 Stelle, perché nel combinato con lo scudo per il riciclaggio, potevano aprire la strada all’emersione di capitali di non chiara provenienza. Chi aderirà, l’altro nodo centrale per l’M5S, non avrà più protezione per i reati di dichiarazione infedele, omesso versamento di Iva e ritenute, e soprattutto per riciclaggio e autoriciclaggio e impiego di denaro o di proventi illeciti legati a quelle condotte, previste nella bozza. Una scelta che, per ammissione dello stesso premier, renderà meno appetibile fare la pace con il fisco.

A dispetto di ciò che dicono Di Maio e Salvini («Dalla Ue bocciatura certa ma andiamo avanti lo stesso», ha sottolineato anche ieri sera il leader leghista al termine della cena nei pressi di Palazzo Chigi con il premier Conte e lo stesso Di Maio), c’è eccome un piano B. Non è l’uscita dall’euro. Anzi, è in direzione opposta: una «rimodulazione» del reddito di cittadinanza e di quota 100 per la pensione, se i mercati finanziari dovessero colpire duro e se lo spread schizzasse alle stelle. Arrivando anche a trattare con la Ue. E ieri il presidente del Consiglio ha avuto colloqui telefonici con Jean-Claude Juncker e Angela Merkel.

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