Il caso Crespi, libro presentato a Roma. D’Elia: “Lui è Abele. Vittima di persecuzione da giustizia ingiusta”

“Con l’aiuto di tre avvocati, ho seguito quello che la legge definisce il percorso logico giuridico attraverso il quale il giudice giunge a sentenza, ma mi sono evidentemente perso, perché in quelle centinaia di pagine nulla ho trovato che mi paia convincente”, queste le parole di Marco Del Freo, giornalista e scrittore che oggi al Capranichetta di Roma ha presentato il libro “Il caso Crespi” che l’autore definisce “la storia di un mio viaggio nelle migliaia di pagine di atti dei processi a carico di Ambrogio Crespi”.

La decisione di avventurarsi tra quei faldoni Del Freo l’ha presa quando scoprì che Ambrogio, suo amico, era stato condannato in primo grado come connivente della ‘ndrangheta. Incredulo, chiese di poter leggere la motivazione, giungendo alla decisione di scrivere del suo viaggio attenendosi solo agli atti del processo, “ma non ho trovato le prove, la pistola fumante”, ha spiegato Del Freo.

Mentre Alfonso Giordano, Presidente Onorario di Cassazione, nella sua prefazione scrive “anche per chi non abbia una approfondita conoscenza della personalità del Crespi qualcosa stride nei documenti giudiziari; e soprattutto poco convincenti appaiono certe credulità che hanno costituito i pilastri dell’edificio usato per condannarlo…”.

E questo augurio l’alto magistrato lo ha voluto fare senza tener conto del più che decennale impegno del regista Crespi contro tutte le mafie, agito nelle sue molte opere cinematografiche (dal “Generale Mori, l’Italia a testa alta”, disponibile su Amazon Prime, fino all’ultimo, pluripremiato, “Terra mia, non è un paese per santi”). Un impegno che è stato sottolineato anche da Sergio D’Elia, segretario di Nessuno tocchi Caino, associazione con la quale Crespi da tempo collabora: “Ambrogio è Abele. Lui è una vittima di persecuzione. Le decisione prese dai giudici sono in buona fede, ma questa volta giustizia ha commesso un’ingiustizia, colpendo un uomo innocente. La sentenza contro Ambrogio ha fatto prevalere le passioni sull’analisi dei fatti. Questo è il caso Crespi”.


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