Governo, è il giorno del Conte-bis? Si affievolisce l’opposizione dei dem

Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha comunicato il calendario del secondo giro di consultazioni al Quirinale per la verifica dell’esistenza di un’eventuale maggioranza parlamentare a sostegno di un nuovo governo, dopo la fine dell’esperienza dell’esecutivo gialloverde M5S-Lega: anche in questo caso le consultazioni si svolgeranno in due giorni, con un programma che ricalca sostanzialmente quello della scorsa settimana.

Questo concede altro tempo a Movimento 5 Stelle e Partito Democratico – attesi al Colle nel pomeriggio di mercoledì 28 agosto – per accorciare le distanze che ancora li separano dal dare vita al cosiddetto “governo giallorosso”: per questo quello di oggi, martedì 27 agosto, potrebbe essere il giorno definitivo per varare (almeno informalmente) il governo Conte-bis, con una trattativa che si sta giocando non solo sui programmi e sulle proposte-bandiera delle rispettive parti, ma anche (forse soprattutto) sui nomi degli eventuali componenti dell’esecutivo.

La casella del presidente del consiglio, nonostante il segretario del Pd Zingaretti continui a ripetere che il nodo “non è sciolto”, non dovrebbe ormai più essere in discussione: se sarà accordo Pd-Cinque Stelle ci sarà quasi certamente un Conte-bis, visto che si sta man mano affievolendo l’opposizione dei dem al nome del premier uscente in nome della discontinuità con il governo precedente.

In cambio, però, il Pd vorrebbe cambiare lo schema dei vicepremier: non più due, come avevano imposto Di Maio e Salvini un anno e mezzo fa, ma uno solo, scelto ovviamente a quel punto dal Pd. Il nome che circola è quello dell’ex ministro della giustizia Andrea Orlando, o in alternativa quello di Dario Franceschini; ma il Movimento 5 Stelle, da parte sua, non vorrebbe “declassare” il capo politico Di Maio, che punta – oltre a mantenere lo status di vicepremier – anche alla poltrona di ministro dell’Interno. Nel caso se la giocherà con l’ex ministro del Pd Marco Minniti e con il capo della polizia Franco Gabrielli.

Il totonomi non si fermerà nemmeno nelle prossime ore. Per quanto riguarda il ministero dell’Economia sarebbero in ballo la riconferma del ministro uscente Giovanni Tria o un cambio di rotta, con in pole i democratici Antonio Misiani o l’ex ministro Pier Carlo Padoan. Non impossibile anche la riconferma al ministero della Difesa per Elisabetta Trenta (in alternativa sarebbe pronto per il Pd Emanuele Fiano), mentre al ministero degli Esteri la partita sarà con ogni probabilità tra Paolo Gentiloni e la riconferma del ministro in carica Enzo Moavero Milanesi; le Politiche comunitarie, invece, potrebbero andare a Roberto Gualtieri (eurodeputato del Pd) o a Enzo Amendola (ex sottosegretario agli Esteri).

Altro nodo cruciale sarà quello del ministero della Giustizia, che potrebbe vedere la riconferma del Guardasigilli uscente Alfonso Bonafede o cambiare colore e tornare ad Andrea Orlando, che già ricoprì il ruolo in passato. Nessun ruolo invece per il segretario del Pd Zingaretti, che per entrare al governo dovrebbe lasciare la carica di presidente della Regione Lazio.

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