Garante dei lettori, specie in via di estinzione

Napoli, 6 giu. – L’obiettività dell’informazione sta nella trasparenza. Da un po’ di anni a questa parte si è fatta spazio nel novero dell’informazione e nell’ottica della libertà corretta di espressione, la figura del garante dei lettori, utile a contrastare le fake news e garantire notizie corrette ed attendibili.

Il compito delle testate è quello di assicurare ai lettori news ampie, diversificate e soprattutto fedeli ai fatti. Sono questi, criteri importanti contemplati anche dal diritto che tutela l’informazione e i suoi utenti. Non è un caso che da un decennio in Italia ed America sia stata istituita appunto la manzione del “Garante dei lettori“, contemplata ad oggi solo nelle grandi testate.

Trattasi di un garante civico presente al Guardian, al Readers, al Washington Post e alla radio nazionale Public Radio. Il dato innovativo va però oltre: esiste anche un’organizzazione di news-business ombudsfolk, che li raccoglie tutti, anche se i difensori civici sono purtroppo una specie in via di estinzione. Il lavoro del public editor o redattore pubblico è di sorvegliare l’esecuzione dell’etica giornalistica adeguata ad una testata ed identificare ed esaminare gli errori o le omissioni critiche, fungendo da collegamento col pubblico.

Viene svolto quotidianamente attraverso una colonna del redattore presente sulla pagina editoriale. Il redattore pubblico è a tutti gli effetti un impiegato della testata.

Molti giornali importanti negli Stati Uniti usano la colonna pubblica del redattore come voce per il loro mediatore. Le colonne del redattore pubblico coprono una portata più ampia delle edizioni e non hanno un processo di accreditamento.

Il primo giornale a nominare un mediatore è stato a Tokyo l’Asahi Shimbun nel 1922; seguito in America dal Louisville Courier-Journal nel1967. Al New York Times, la posizione è stata creata nel dicembre 2003 in risposta allo uno scandalo che ha coinvolto Jayson Blair. L’uomo si è dimesso dal giornale nel maggio 2003 sulla scia della scoperta del plagio delle sue storie, raccontando la sua carriera, la diagnosi di disturbo bipolare dopo le sue dimissioni, e la propria visione delle relazioni razziali al giornale.

L’editor pubblico dei tempi era Daniel Okrent, che ha ricoperto il compito di garante fino al maggio 2005. Il successore di Okrent fu Byron Calame, seguito da Clark Hoyt, il quale detenne la posizione per tre anni. Nell’agosto 2010, Arthur S. Brisbane assunse il ruolo fino al 2012, quando Margaret M. Sullivan prese il suo posto. Una donna per la prima volta diventava mediatrice dell’informazione, lasciando la sua eredità alla collega Elizabeth Spayd nel luglio 2016. Il 31 maggio 2017 arrivò la doccia fredda: fu annunciata l’eliminazione della posizione del public editor. Il caso destò scalpore, lasciando discutere sulla necessità di offrire al lettore tutela informativa.

Nell’Italia del “garantismo” il difensore dei lettori è ancora una figura definita da alcuni critici “mitologica”. Piero Ottone ricopriva questa carica presso la testata Repubblica. Una donna oggi raccoglie questa importante eredità nel nostro paese: Anna Masera che ad inizio 2017 presentava la funzione del suo nuovo ruolo, quello di public editor, o garante dei lettori, attraverso le pagine de La Stampa.

Il quotidiano torinese per primo in Italia ha sperimentato questa figura già molto diffusa nella stampa anglosassone con il compito di raccogliere opinioni, suggerimenti, critiche e correzioni da parte dei lettori, con il duplice obiettivo di ascoltarli, dando seguito alle loro richieste.

La giornalista Anna Masera in persona, responsabile per due anni della comunicazione alla Camera dei Deputati, direttore dell Master in Giornalismo di Torino, ha proposto a La Stampa di introdurre la figura del public editor. Sfida accolta dall’ex direttore Mario Calabresi e da Maurizio Molinari e Massimo Russo, rispettivamente direttore e condirettore.

In un’intervista la blogger e giornalista ha spiegato: “Si fa informazione per un pubblico, quindi è importante sapere a chi ci si rivolge, assicurandosi che il servizio sia gradito, ascoltando esigenze e critiche. Il giornale online, di fatto, è gratis, sostenuto solo dalle pubblicità: se si desidera che il sito piaccia e sia frequentato e possa di conseguenza sostenersi, deve avere una comunità forte, accogliendone richieste e sollecitazioni. Il garante dei lettori riceve segnalazioni di errori via email, via social e anche per posta, così come richieste di spiegazioni. Riporta tutto ai giornalisti, facendo da tramite. Risponde a tutti singolarmente e scelgie personalmente i temi della rubrica, compie un lavoro collettivo, fatto insieme ai lettori. Per questo anche su Fb riporto le correzione apportate e suggerite”.

Ai giornalisti capita di sbagliare, a volte per fretta, altre per l’eccessiva semplificazione; per questo saper rimediare è alla base del loro spirito di servizio. Il lettore a quanto pare, non sopporta i refusi e i temi “politicamente corretti”, per questo si pone la necessità di metterlo al corrente dei passaggi di rettifica delle notizie.

Spesso gli utenti di un giornale attraverso la colonna pubblica del redattore si sono espressi sul linguaggio sessista diffuso tra i media, più raramente sul tema dell’immigrazione, lasciando comprendere cosa li urtasse maggiormente.

Il public editor è figura esistente da tempo immemore anche nelle testate anglosassoni, in cui appare come professionista del tutto indipendente dalla redazione, che deve render conto solo all’editore e non al direttore come accade da noi.

Se i giornali desiderano avere oggi un ruolo educativo contrastando le “bufale”, devono recuperare la capacità di verifica delle notizie attraverso il cosiddetto “fact-checking” , atto a riportare i fatti separati dalle opinioni, garantiti naturalmente da una figura professionale di riferimento.

 

image_pdfimage_print
Pina Stendardo

Pina Stendardo

Collaboratrice freelance presso diverse testate online, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *