INTERVISTA – Francesco Di Leva, il Sindaco del rione Sanità: “Ho immaginato il mio sindaco un po’ come Muhammad Ali, gridando forte le parole di Eduardo”

Napoli, 8 ottobre – Napoletano dal piglio onesto e deciso, Francesco Di Leva è la rivelazione cinematografica del momento. La sua interpretazione da protagonista nell’acclamata pellicola ‘Il Sindaco del Rione Sanità’, diretta da Mario Martone, ha lasciato critica, addetti ai lavori, cinofili e pubblico, senza parole.

Da attore teatrale e cinematografico il 41enne partenopeo è stato candidato al David di Donatello come miglior attore non protagonista ed ha ottenuto i rinomati premi Corti d’argento e Corti del futuro, conseguenza di una carriera lievitata pian piano, proprio come il pane che maneggiava da ragazzo, quando lavorava da panettiere.

Il successo, l’approccio al lavoro davanti alla macchina da presa, è arrivato pian piano, per puro caso quando giovanissimo decise di iscriversi ad un corso organizzato proprio da Mario Martone. Francesco sognava di pagarselo da sé, ma il nonno dopo avergli detto “Per cambiarti la vita ci vorrebbe un uomo come questo”, indicando la foto di Martone, gli regalò l’iscrizione al corso e Martone lo notò come volto cinematografico, tanto da scegliere di lavorare con lui fin da subito. Un incontro questo, fortuito e benedetto, che ha visto collaborare dopo anni insieme sul set proprio Di Leva e Martone, l’uomo che effettivamente gli ha cambiato la vita.

Nel suo curriculum vitae, dal 1998 ad oggi, si annoverano molti progetti teatrali e cortometraggi, oltre che film di successo quali ‘Un giorno nuovo’, ‘La donna lupo’, ‘Iris’, ‘Un mondo d’amore’, ‘Rosa Funzeca’, ‘Pater Familias’, ‘Vento di terra’, ‘Segui le ombre’, ‘Sotto la stessa luna’, ‘Una vita tranquilla’, ‘Il sorteggio’, ‘Waves’, ‘Milionari’, ‘Natale col Boss’, ‘La stoffa dei sogni’, ‘Metti la nonna in freezer’, ‘Bob & Marley‘, fino ad arrivare a ‘Il Sindaco del rione Sanità’, pluri applaudito al Festival del Cinema di Venezia ’76, quest’anno.

Ventidue anni di carriera e tanto entusiasmo nello sguardo quando si parla del suo lavoro, Francesco Di Leva, raccoglie oggi i frutti di una lunga semina.

Nei panni di Antonio Barracano, Francesco in soli 3 giorni di programmazione cinematografica in circa 300 sale italiane, ha acquisito nuovi fan con una umanità intensa, forte dello spirito personale dell’attore che in Barracano ha profuso tutta la volontà di attualizzare Eduardo leggendo una modernità in continuo fermento, con mille istanze che chiedono ascolto, rispetto e dignità, presentando Napoli con una netta vena di speranza.

-Francesco, ne ‘Il Sindaco del rione Sanità’ ha reso una riproposizione eduardiana attualizzata, dando una visione di Napoli positiva e ancor più speranzosa rispetto a quella di De Filippo, cogliendo in modo autentico tutti gli spunti sociali che oggi la città offre. Mentre recitava, cosa ha provato? Ha pensato per un attimo ad Eduardo?

Da napoletano non avrei mai potuto pensare ad un accostamento della mia persona con Eduardo, altrimenti non avrei scelto di interpretare il ruolo che ho fatto. Eduardo è assolutamente incomparabile! Il merito della mia resa sul set è da attribuire alla sinergia nata con Mario Martone che ha guidato me e tutto il gruppo in una direzione precisa, fondamentalmente. Io non ho mai visto il video di Eduardo De Filippo in fase di lavorazione, mai; non avrei mai potuto reggere non solo il confronto, ma il pensiero e l’ombra eduardiana, perché sono napoletano, faccio l’attore ed Eduardo è Eduardo e non poteva essere in questo caso un punto di riferimento. La cosa meravigliosa di quest’opera filmica è che esistono due trascorsi importanti alle sue spalle: un film fatto da Antony Queen e una versione teatrale registrata ben due volte da Eduardo; questa nostra pellicola arriva come attualissima rilettura. Ho ascoltato con le cuffie le parole de ‘Il Sindaco del rione Sanità’ di De Filippo, ma non mi sono mai soffermato sulla sua mimica in video, sui gesti di Eduardo, perché era ovvio che mi avrebbero potuto condizionare. Allora mi sono accorto che praticamente Eduardo scriveva questa commedia tra il ’59 e il ’60 e in quegli anni c’erano due personaggi che facevano presa sul mondo ed erano il pugile Muhammed Alì, che vinceva le Olimpiadi a Roma e Che Guevara che iniziava la rivoluzione a Cuba, quindi ho iniziato ad immaginare questo mio sindaco del rione Sanità un po’ come Muhammad Ali, figurandomi Eduardo che un giorno, aprendo un giornale avrà visto qualche volta questo atleta di colore, sfacciato, che iniziava a gridare al mondo che voleva essere il più forte, restandone sorpreso.

Singolare questo suo accostamento con Muhammad Ali. In cosa si sente simile come personaggio ed uomo al pugile?

Dunque ho iniziato a recitare le battute di Eduardo pensando ad Ali, dando ‘i pugni’ alle ingiustizie, perché anche io come lui vengo dalla periferia e mi piaceva il suo entusiasmo, la sua ironia, la sua voglia di farcela; poi era nero e in questo momento storico mi piace ancora di più…così ho iniziato a fare rap con le movenze e le battute da copione, perché tutti sappiamo che Ali un po’ l’ha inventato in quegli anni il rap; le sue parole erano quasi musica e insieme con Martone abbiamo preso il copione scritto nel ’60, abbiamo imbracciato una chitarra elettrica iniziando a suonare e questo testo conquistava anche con la chitarra elettrica ed abbiamo iniziato a divertirci, creando il nuovo Barracano, per cui non avendo questo confronto con il macrotesto di Eduardo De Filippo, non l’ho scimmiottato ma gli ho dato la mia linfa vitale.

Dopo il successo ottenuto a Venezia con la pellicola diretta da Mario Martone, quanto è orgoglioso di esser ancor di più oggi, figlio di Napoli?

Rispondo con un dato di fatto. Sta accadendo una cosa meravigliosa con questo film, nel senso che alcuni giorni fa abbiamo incontrato dei ragazzi a scuola, chiedendo loro per alzata di mano chi conoscesse Eduardo. Solo in quattro sapevano chi fosse. Ecco, se questo film minimamente può fare un favore pur solo di conoscenza alle nuove generazioni, di un grande drammaturgo come Eduardo De Filippo, io, Mario Martone, tutto il cast, siamo fieri, felici ed orgogliosi di essere napoletani.

Prossimi progetti professionali al cinema e non solo?

Al cinema inizierò a lavorare ad un film dal titolo ‘Meraviglioso’, mentre debutterò a novembre in Sicilia con ‘Il berretto a sonagli’, per una produzione teatrale! Il teatro è un po’ la mia casa con ubicazione al ‘Nest’ di San Giovani a Teduccio, dove seguo i giovani che hanno fame di prosa.

 

 

 


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Pina Stendardo

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.