Erdogan respinge la proposta di Trump: “Non dichiareremo mai il cessate il fuoco”

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha annunciato ai giornalisti che “non dichiarerà mai il cessate il fuoco” nel Nord – Est della Siria, respingendo così la proposta di mediazione degli Stati Uniti d’America.

Inoltre, il ministero della Difesa di Ankara ha aggiornato il conto dei ‘neutralizzati’ (uccisi, feriti o catturati) dopo otto giorni di offensiva contro i turci: 637 miliziani delle forze dell’YPG.

Si è appreso, poi, che le operazioni militari turche si concentreranno su Manbij, città a ovest dell’Eufrate, inizialmente non ricompresa nel piano per costituire una zona cuscinetto. Manbij è stata abbandonata ieri dai marines americani e ciò è stato visto da molti come una sorta di ‘disco verde’ all’offensiva dell’esercito di Ankara. Tra l’altro a Manjb non ci sarebbe traccia delle forze governative siriane: “In città ieri sera è soltanto entrata per poco tempo una pattuglia della polizia militare russa, che è uscita poco dopo. Non ci sono truppe di Assad“, hanno affermato delle fonti.

Intanto, il presidente russo Vladimir Putin e il suo omologo turco si sono sentiti per telefono “su iniziativa della parte turca“. Così il Cremlino.

La conversazione si è concentrata sulla situazione in Siria e Putin ha invitato Erdogan a Mosca. Il presidente turco ha accettato e si recherà nella capitale russa “entro pochi giorni“.

Infine, si è appreso che nove jihadiste francesi, appartenenti all’Isis, “sono fuggite da un campo prigionieri controllato dai curdi nel Nord-Est della Siria“. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri francese, Jean-Yves Le Drian. “L’offensiva turca contro i curdi apre le porte all’Isis”, ha aggiunto il capo della diplomazia francese che ha giudixato la situazione “molto grave” anche alla luce delle recenti dichiarazioni del presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, che – come riportato all’inizio – ha insistito sulla Turchia che “non dichiarerà mai il cessate il fuoco“.


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