Crisi di Governo, si discute la data del voto

Rotti gli indugi, la Lega deposita in Senato la mozione di sfiducia a Giuseppe Conte, chiedendo di metterla ai voti ‘al più presto’. E il Presidente del Senato Elisabetta Casellati ha convocato la conferenza dei capigruppo per lunedì 12 agosto alle ore 16. La data della discussione della mozione di sfiducia al premier sarà fissata in quella circostanza. La Lega rimarca anche che Conte non era in Aula sulla Tav a ribadire il sì, e ha così creato ‘il paradosso della spaccatura, come su altri temi’. Salvini, da Termoli, afferma: ‘Sento toni simili tra Pd e Di Maio, sarebbe incredibile che ci fosse un governo così. Conte mi ha sempre detto: mai un altro governo’. Pronta la replica di M5s: “Caro Salvini stai vaneggiando, inventatene un’altra per giustificare quello che hai fatto, giullare”. “Questa storia di Di Maio-Renzi è una fake news di Salvini per nascondere il tradimento del contratto di governo e del Paese”, conclude la nota M5s.

Le date utili per il voto anticipato. Il 13, il 20 o il 27: sono queste le tre domeniche d’ottobre in cui, se si andrà a elezioni anticipate dopo la crisi di governo e la rottura tra Lega e M5S, gli italiani potrebbero essere chiamati al voto. Se la crisi si consumasse a metà agosto, infatti, considerando i tempi necessari per gli italiani all’estero e altri passaggi, le urne dovrebbero aprirsi a circa due mesi di distanza. Ma è anche possibile che servano dei giorni in più e allora si slitterebbe a domenica 3 novembre o domenica 10. I tempi sono dettati dalla Costituzione, da leggi ordinarie e da una ormai consolidata prassi istituzionale.

Tutto è cominciato con Matteo Salvini che, deluso dopo quanto avvenuto in Unione Europea con l’elezione della Von der Leyen – il M5S ha votato per la tedesca – e in Parlamento con la spaccatura sulla TAV, ha affermato: “Non c’è più maggioranza, restituiamo la parola agli elettori e mi candiderò premier“.

Durissimo è stato il messaggio notturno del premier Giuseppe Conte ai giornalisti, convocati all’improvviso a Palazzo Chigi. In sintesi, infatti, il presidente del Consiglio ha dato ogni responsabilità della caduta del governo da lui retto al leghista.

Molte le stilettate lanciata da Conte al vicepremier, a cominciare da quella più grave: “Ieri e questo pomeriggio è venuto a parlarmi Salvini il quale mi ha anticipato l’intenzione di interrompere questa esperienza di governo e di andare a votare per capitalizzare il consenso di cui la Lega gode attualmente“.

E ancora: “Spetterà a Salvini, spiegare al Paese e giustificare agli elettori che hanno creduto nella prospettiva del cambiamento le ragioni che lo portano a interrompere bruscamente“, rimarcando che “il mio governo ha sempre lavorato, non era in spiaggia“.

Conte, quindi, molto probabilmente di concerto con il Movimento Cinque Stelle di cui è l’espressione politica, di parlamentarizzare la crisi con un voto (forse il prossimo 20 agosto) così da potersi giocare la carta del ‘cerino’ tra le mani di Salvini e usarla in campagna elettorale.

Salvini, dal canto suo, era impegnato a Pescara in una delle sue tappe estive in giro per l’Italia e il suo discorso è finito poco prima dell’inizio di quello di Conte (anzi, è chiaro che il Premier abbia proprio atteso la conclusione dell’intervento del leghista per cominciare il suo).

Il leader della Lega ha detto: “Noi guardiamo avanti e chediamo agli italiani la forza di prendere in mano questo Paese e salvarlo, riportarlo dove i nostri nonni lo avevano lasciato“.

Di Maio, in sintesi, ha affermato che la “Lega ha tradito al Paese” ma al contempo vorrebbe che si tornasse al voto dopo l’iter del provvedimento che taglia i parlamentari del 50%. Una richiesta irricevibile dalla Lega perché ciò significherebbe allungare i tempi dell’elezione di un anno (si tratterebbe, infatti, di una riforma costituzionale che prevederebbe anche un passaggio referendario, come già accaduto nel governo di Matteo Renzi).

Il leader del M5S, poi, è passato alle ‘minacce’: “Con il voto a ottobre aumenterà l’IVA“, rivolgendosi così direttamente agli imprenditori e cercando già da subito di attingere a quel bacino di voti.

Infine, il Partito Democratico già si dice pronto alle elezioni ma dovrà al più presto sedare le lotte intestine e in particolare la possibilità che Matteo Renzi possa lasciare il partito per creare una nuova formazione politica, magari strizzando l’occhio a qualche forzista.


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