Confindustria. Lippolis: Non consentiremo che l’immobilismo e l’incompetenza arrestino lo sviluppo del Sud

Ho avuto al mio fianco lo Stato quando ho ricevuto minacce di estorsione. Il Mezzogiorno non è terra di nessuno. E questo lo dico anche agli amici imprenditori che invito a investire al Sud.
Oggi rischiamo di essere sempre meno in grado di competere a livello europeo e globale. E’ urgente un grande piano infrastrutturale anticiclico, che sia puntuale ed efficace


“Il Mezzogiorno deve tornare ad essere una priorità nelle scelte strategiche della Politica, in un disegno integrato di sviluppo dell’intero Paese.
Chiediamo  che oltre al Green New Deal, si attui un New Deal per il Sud. ”
E’ stato questo uno dei passaggi chiave dell’intervento di apertura del Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria,  a Capri, del Presidente del Comitato Interregionale Mezzogiorno dei Giovani Imprenditori Gabriele Menotti Lippolis.

Nell’intervento Lippolis ha richiamato l’attenzione della politica verso i problemi delle imprese.

“Cari Politici – ha detto Lippolis – se volete una mano a capire i problemi reali e volete veramente risolverli, noi saremo al vostro fianco. Nel caso contrario saremo la vostra spina nel fianco. Non consentiremo che l’immobilismo e l’incompetenza arrestino lo sviluppo del Sud.
Ai politici dico: guardate più da vicino le imprese. Noi siamo disponibili ad aprirvi le porte delle nostre aziende e a farvi toccare da vicino le difficoltà e i paradossi che vive ogni giorno un imprenditore.  Vi renderete conto delle loro potenzialità. Capirete che sono la principale arma del Paese, per uscire dalle strettoie del debito pubblico.
La crescita delle imprese fa ripartire il Paese: aumenta il Pil, riduce il deficit e, più gradualmente, il debito pubblico. Le nostre imprese sono altamente competitive, ma devono fare i conti con un contesto che spesso sembra remare contro le loro esigenze e necessità.”

Lippolis ha poi focalizzato l’attenzione sul nodo delle infrastrutture che mancano al Sud sottolineando che “oggi rischiamo di essere sempre meno in grado di competere a livello europeo e globale. E’ urgente un grande piano infrastrutturale anticiclico, che sia puntuale ed efficace.”

Un momento di particolare tensione emotiva c’è stato quando nel suo intervento Lippolis ha parlato di come ha sentito vicino lo Stato quando è stato vittima di minacce di estorsione

“Si deve debellare anche un male come la criminalità pervasiva. Lo Stato non può permettersi il lusso di abbandonare a se stesse zone ad alta densità criminale senza un presidio adeguato. Così si mettono a rischio pezzi interi di economia legale  e i servitori dello Stato che lavorano nelle forze dell’ordine.  Stato, ed è la prima volta che lo dico pubblicamente, che ho avuto al mio fianco quando ho ricevuto minacce di estorsione. Il Mezzogiorno non è terra di nessuno. E questo lo dico anche agli amici imprenditori che invito a investire al Sud.”

INTERVENTO DEL PRESIDENTE DEL GRUPPO GIOVANI IMPRENDITORI SUD DI CONFINDUSTRIA, GABRIELE MENOTTI LIPPOLIS (CAPRI, 19.10.’19)

Buongiorno a tutti.
Ministro, Presidente,  Giovani Imprenditrici, Giovani imprenditori, Cari amici,
Mi inorgoglisce particolarmente fornire una testimonianza in nome dei Giovani Imprenditori del Sud, a questo che è uno dei nostri eventi più importanti.
Sono anche particolarmente emozionato perché questo è il mio ultimo convegno di Capri da rappresentante dei Giovani imprenditori.
Con questo convegno abbiamo voluto sottolineare la forza dell’impresa.
La presenza di tanti Campioni.
Non lo abbiamo fatto per motivi di vetrina.
Né crediamo di essere stati autoreferenziali.
Noi, come insegna il nostro Presidente Boccia, facciamo parlare i fatti.
E i fatti dicono che, malgrado tutto, l’Italia è il secondo Paese manifatturiero d’Europa.

Abbiamo tanti Campioni.
Tante eccellenze d’impresa, anche al Sud.
Dalle Alpi fino alla punta dello Stivale siamo un Paese di imprenditori.
Solo che al Sud è più difficile.

Siamo meno numerosi ma certo non meno agguerriti.

Ricordare che le imprese sono un grande patrimonio per il Paese non vuole neppure essere una sfida ma semmai un richiamo per i nostri politici, le nostre istituzioni.

Ai politici dico: guardate più da vicino alle imprese.
Vi renderete conto delle loro potenzialità.
Capirete che sono la principale arma del Paese, per uscire dalle strettoie del debito pubblico.
La crescita delle imprese fa ripartire il Paese.

Aumenta il Pil, riduce il deficit e, più gradualmente, il debito pubblico.
Le nostre imprese sono altamente competitive, ma devono fare i conti con un contesto che spesso sembra remare contro le loro esigenze e necessità.

E sappiamo bene che, nell’era della globalizzazione, si compete per territori ancor prima che fra imprese.
Non possiamo continuare a subire inefficienze e costi impropri!
Sono problemi di tutto il Paese.

Gli investimenti pubblici, ad esempio, e per fermarci alla criticità più eclatante: sono fondamentali per creare le condizioni di supporto all’iniziativa privata.
Ebbene, in dieci anni, dal 2008 al 2018, sono diminuiti di oltre 10 miliardi di euro.
Non è privilegiando la spesa corrente, rispetto a quella in conto capitale,che ribalteremo il trend che negli ultimi anni ha frenato produttività e la competitività del Sistema Italia.

Se chi governa naviga a vista, con misure ispirate al consenso a breve termine e non allo sviluppo dell’economia e del Paese, il declino alla lunga diventa inevitabile.
Ma noi non crediamo, non vogliamo credere, che la politica sia così miope.
Siamo anzi convinti che una maggiore vicinanza, culturale e fisica, col il mondo delle imprese, possa accelerare una svolta positiva nelle strategie di governo del Paese.

LE IMPRESE SONO UN VALORE. SONO IL MOTORE DELLA NOSTRA ECONOMIA. ANCHE NEL NOSTRO MERIDIONE. AI POLITICI DICO: VENITE A TROVARCI!

Spalancheremo le porte delle nostre aziende.
Vi faremo rendere conto di quanto potenziale possiamo esprimere per aiutarvi a governarci meglio.
Perché la politica, come ha detto bene ieri Alessio Rossi nel suo intervento, non deve e non può essere solo competizione di poltrone o dialettica a colpi di slogan.
Deve esserlo, anzi, il meno possibile.
I politici devono aprire gli occhi, recandosi nelle periferie dell’impresa.

A partire dalle aree industriali del Sud, ad esempio.
Ai politici dico: vi faremo rendere conto di paradossi dannosi per la nostra società, non soltanto per le nostre aziende e per i nostri dipendenti.
Dipendenti che per tutti noi sono la nostra seconda famiglia.

In questi due giorni parliamo di Campioni dell’eccellenza produttiva, dell’innovazione, della tecnologia.

Campioni costretti a perdere tempo e denaro per inefficienze amministrative, carenze di servizi, collegamenti precari, insufficienza di reti fisiche e virtuali.
Spesso la politica parla delle imprese e del mondo del lavoro senza conoscerli a fondo.
Non ne facciamo una colpa ai politici.

Ma diciamo loro: se volete una mano a capire i problemi reali e volete veramente risolverli noi saremo al vostro fianco.
Nel caso contrario saremo la vostra spina nel fianco.
Non consentiremo che l’immobilismo e l’incompetenza arrestino lo sviluppo del Sud.

Venite nelle nostre imprese.
Venite a trovarci.
E’ un invito che rivolgo in primo luogo ai parlamentari e ai consiglieri regionali, in modo che sappiano meglio comprendere le sfide che viviamo ogni giorno.

Sfide che non sono solo nostre ma  legate agli interessi del Paese.
Perché, vedete, se è vero che questo Paese ancora manca di una seria politica industriale, se gli investimenti pubblici in infrastrutture sono calati vertiginosamente, è anche vero, Ministro Boccia, che questi fenomeni si avvertono in misura più accentuata nel Mezzogiorno.

Il Direttore generale della Banca d’Italia Fabio Panetta ci ha ricordato qualche giorno fa, che nel Sud gli investimenti pubblici in rapporto alla popolazione sono sistematicamente inferiori rispetto al Centro-Nord.

Che la dotazione di infrastrutture è più bassa sia per quantità sia per qualità.
E l’assenza oggi del Ministro alle Infrastrutture Paola De Micheli mi impone di ribadire a voce alta, il grido di dolore del nostro Sud da decenni:
abbiamo bisogno di infrastrutture.

Oggi rischiamo di essere sempre meno in grado di competere a livello europeo e globale.
Come ha ribadito il Presidente Boccia all’assemblea di Bari,  è urgente un grande piano infrastrutturale anticiclico, che sia puntuale, efficace.
Un piano con un’adeguata dotazione finanziaria.
Un progetto integrato, interregionale, che realizzi una sinergia tra le attrattività e le vocazioni naturali del meridione per renderlo competitivo con il resto del Paese.

Non possiamo più aspettare!

La famosa riserva del 34%, necessaria per garantire che gli investimenti siano corrispondenti al rapporto percentuale della popolazione meridionale con quella del Paese, resta inattuata, malgrado gli appelli di Svimez.
Significa che al Sud abbiamo meno strade, meno ferrovie e che l’Alta velocità per ora si è fermata a Salerno.
L’Italia si è meritata pienamente il richiamo di Bruxelles, che minaccia di tagliarci i fondi, visto che gli investimenti pubblici con risorse nazionali effettuati nelle regioni del Mezzogiorno sono di circa il 20% inferiori rispetto agli impegni che l’Italia ha assunto con l’Unione europea.

Lo Stato fa esattamente il contrario di quanto prescrive la Costituzione.
L’articolo 119 dice che dovrebbe destinare risorse aggiuntive per assicurare il riequilibrio territoriale.

Un riequilibrio che interessa al Paese.
Non solo al Sud.
Proprio le simulazioni della Banca d’Italia hanno dimostrato che un incremento degli investimenti pubblici al Sud pari all’1% del suo Pil determinerebbero un aumento dello 0,3% del Pil del Centro-Nord.
Per non parlare dell’aumento della base imponibile generato indirettamente dalla modernizzazione delle infrastrutture e dei riflessi virtuosi per le finanze del Paese.
Insomma sarebbe una pratica Win-Win!

Chiediamo, dunque, che oltre al Green New Deal, si attui un New Deal per il Sud.
Il Mezzogiorno deve tornare a essere una priorità nelle scelte strategiche della Politica, in un disegno integrato di sviluppo dell’intero Paese.
Lo hanno ribadito Confindustria e Cgil Cisl Uil nell’intesa firmata questa settimana, in cui si afferma testualmente che “il ritorno dell’Italia su uno stabile sentiero di crescita è legato al rilancio economico del Mezzogiorno”.

E’ in questa prospettiva che si può debellare anche un male come la criminalità pervasiva.
Un male che non è un problema solo del Sud.
Lo Stato, però non può permettersi il lusso di abbandonare a se stesse zone ad alta densità criminale senza un presidio adeguato.
Così si mettono a rischio pezzi interi di economia legale  e i servitori dello Stato che lavorano nelle forze dell’ordine.
Servitori dello Stato, ed è la prima volta che lo dico pubblicamente, che ho avuto al mio fianco quando ho ricevuto minacce di estorsione.
Il Mezzogiorno, il nostro Mezzogiorno non è terra di nessuno.
E questo lo dico anche agli amici imprenditori che invito a investire al Sud.

Il Sud ha enormi potenzialità.
Abbiamo imprese d’eccellenza, ma anche tantissimi giovani che vogliono avere la libertà di scegliere se tracciare il loro percorso in altre aree d’Italia, all’estero, o nei loro territori.
Sono giovani capaci e pronti a mettersi in gioco.
In condizioni spesso molto difficili, in tanti lo stanno anzi già facendo.

Un quarto delle 10 mila start up innovative iscritte nel registro del Mise è localizzato al Sud e opera per lo più in settori di punta della manifattura, dell’informatica e della ricerca.

Le imprese del Mezzogiorno stanno crescendo e rafforzandosi.
Ci sono al Sud imprese coraggiose, che hanno scelto la strada del mercato dei capitali per realizzare i propri progetti di crescita.
10 società del Mezzogiorno sono oggi quotate sul mercato, anche grazie al consolidamento di AIM Italia, il mercato dedicato alle piccole e medie imprese.
Storie bellissime di ambizione, di crescita e di determinazione.
Storie fatte di percorsi acquisitivi e crescita occupazionale.
Ma il potenziale è ancora incredibile.
Secondo Borsa Italiana sono oltre 400 le società del nostro Sud quotabili, con una possibile raccolta di capitali di oltre 10 Miliardi di Euro.
Capitali che potrebbero essere utilizzati dalle società del Mezzogiorno per impiegare oltre 35 mila nuovi posti di lavoro.

E in questo, un segnale importante, viene anche dall’adesione di più di 150 aziende delle regioni del Sud alla piattaforma Elite di Borsa  Italiana.

Un progetto che Confindustria, grazie alla visione del Presidente Boccia, ha sposato sin dalla nascita.
Un grande assente in questa due giorni è il Ministro allo Sviluppo Economico.
Ministro Patuanelli ci auguriamo che Lei stia lavorando alla risoluzione delle vertenze Whirpool e Ilva.

Vertenze per le quali servono soluzioni di grande visione.

Non si può continuare a prendere in giro i territori, l’indotto e i dipendenti.
Ci auguriamo, anche, che al Tavolo sull’Automotive di ieri, si sia lavorato a soluzioni concrete per il settore.

Ed eccomi alle conclusioni.
Se si punta sui Campioni del Paese,  si deve puntare anche sui Campioni del Sud,  mettendoli in condizioni di competere ad armi pari con altre aree del mondo industrializzato.

E, si vincerà di sicuro la scommessa, perché l’unica cosa che, di sicuro, non manca è la ‘materia prima’, ovvero le risorse umane.

Alla politica chiediamo: aiutateci a competere ad armi pari.
Noi faremo, come abbiamo sempre fatto, la nostra parte.

Grazie a tutti.


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