Offshore ed alta velocità: in mare il campione è Simone Balducci

Roma, 13 set. – Ama il mare Simone Balducci, il campione romano di motonautica, pronto a solcare le acque ad alta velocità sulla sua barca a motore. Da giovane pilota il 38enne ha già raggiunto grandi traguardi nella categoria offshore, che rappresenta  l’élite della motonautica agonistica: nel 2014 ha alzato il Trofeo Suzuki FIM Pro, è stato 4 volte campione italiano, oltre che Campione del Mondo Endurance B.
Nella vita extra lavorativa si dedica al modellismo, costruisce barche telecomandate a motore elettrico, ed è appassionato di pesca.
L’ammirazione per le distese azzurre l’ ha ereditata da suo padre, a sua volta patito di barche, tanto da arrivare a coronare il sogno di acquistarne una. Oggi Simone ha una barca tutta sua,  una 9 metri a motore che lo lascia sognare ogni volta di raggiungere nuovi ed entusiasmanti obiettivi.

– Simone ha descritto la sua attività agonistica come una grande passione che le ha  aperto nuovi orizzonti. Quali sono le sue abilità di pilota?

Anzitutto bisogna chiarire che il pilota non è semplicemente colui che guida una barca, ma è la figura impegnata a cercare di migliorare con il meccanico ed un team di esperti, per assetto e design, il proprio veicolo in mare. Il pilota è colui che sa parlare con la barca, imparando a capire cosa può dare in mare con essa. Nella vita ho appreso grazie all’offshore quanto sia importante avere un ruolo nel gruppo. In ogni sport da solo non fai nulla: c’è bisogno di un team costituito da manager, tifosi e tecnici, che ti aiutino a costruire il tuo obiettivo. La motonautica  mi ha aperto importanti orizzonti fatti di crescita agonistica non solo in ambito nazionale. Il mio obiettivo da qui a breve è il prossimo mondiale. Certo bisogna sempre rispettare il mare, che è il vincitore numero uno ed è l’alleato che può portarti al podio. 

– Ama la velocità fin da bambino. Può descriverci il suo primo ricordo legato al mare?

Papà aveva una barca e ricordo che già da piccolo mi mettevo al timone. Guardavo il mare e pensavo che da grande avrei voluto un’imbarcazione tutta mia. Poi il sogno si è realizzato e nel 2013 ho seguito un corso per diventare pilota; ho pensato che la  mia passione potesse essere convertita in qualcosa che rendesse il mare ancor più protagonista della mia vita.

– L’Offshore è una vera disciplina d’elite. Dagli anni Novanta anche in Italia ha iniziato ad essere praticato con grandi prospettive. Quali sono le difficoltà di questo sport?

Non nego che in Italia l’offshore sia uno sport dispendioso, perché ha costi elevati in sé. Richiede una copertura economica importante. Le Federazioni stanno facendo un ottimo lavoro per lanciarlo come disciplina seguita ed amata; grazie alle dirette tv, a location di gara rinomate quali Napoli, Ischia, Brindisi o la Sardegna, la motonautica agonistica sta diventando una splendida realtà sportiva.

– Ci racconti qualche aneddoto legato ai suoi esordi.

Ho iniziato l’attività agonistica con un motore rotto alla prima gara, ma ero ugualmente carico. Nella seconda tappa non è andata meglio: ad un certo punto stavo prendendo fuoco, poi sono arrivato al secondo posto a Terracina, fino ad approdare alla vittoria mondiale che a me sembrava surreale.

– Dopo la vittoria mondiale cosa è cambiato in lei?

Ho pensato di essere arrivato sulla luna! Quel traguardo lo dedico sempre ad un mio amico: mi ha sponsorizzato sorprendentemente in quell’avventura, facendomi arrivare all’ultimo giorno di iscrizione come competitor, cosa che non mi aspettavo. Nessuno ci credeva; era solo un sogno che poi si è tramutato in realtà. Lui mi diceva di averlo fatto nella sicurezza che insieme ci saremo tolti qualche soddisfazione ed ora ad ogni campionato lui è la mia buona stella.

– Il monito di Simone in gara e nella vita?

Ottenere un ottimo risultato superando ogni ostacolo puntando sulla credibilità.  Fa sempre bene vincere! Intanto mi sto preparando per arrivare nel 2019 a tre competizioni: quella nazionale, l’europea ed il mondiale.

 

image_pdfimage_print
Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

Pina Stendardo

Pina Stendardo

Giornalista freelance presso diverse testate, insegue la cultura come meta a cui ambire, la scrittura come strumento di conoscenza e introspezione. Si occupa di volontariato. Estroversa e sognatrice, crede negli ideali che danno forma al sociale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.