Il lavoro rende liberi- Giornata della memoria

Il lavoro rende liberi -Giornata della Memoria “Il 27 gennaio si celebra la Giornata della Memoria, giornata istituita con legge 211 del 20 luglio 2000 in ricordo dello sterminio e delle persecuzioni del popolo ebraico e dei deportati militari e politici italiani nei campi nazisti. Nel giorno in cui vennero abbattuti i cancelli di Auschwitz si firmava così una delle pagine più buie della storia dell’uomo. In questo giorno si ricordano tutte le vittime di quell’eccidio, per aiutarci a non dimenticare e, soprattutto, di aiutare le giovani generazioni a comprendere il presente e i suoi pericoli, affinché non si ripetano aberrazioni come la Shoah. È nostro compito, con il succedersi delle generazioni serbare il ricordo e sentire il peso di azioni tanto gravi contro l’umanità, per sancire i diritti universali ed inviolabili della libertà. In questo giorno non si deve dimenticare l’altra metà di un numero, una doppia discriminazione ed una doppia negazione delle libertà, la Shoah attraverso lo sguardo delle donne. Oltre la negazione della dignità umana, oltre la morte nei campi di sterminio, le donne rappresentarono la forza della vita che rinasce in quella linea di memoria che attraversa tutte le culture, c’è sempre una donna che garantisce l’amore, l’amicizia, la dignità, il rispetto, il diritto alla felicità. Impossibile non portare alla mente i barconi di profughi e le scene di guerra che ancora invadono il mondo. Sempre più importante appare il rifletter sui diritti umani, per una diffusione della cultura che passi dalla conoscenza del passato per evitare errori nel futuro. Affinché tutti i giorni sia la giornata del ricordo senza ipocrisie, del ricordo del rispetto reciproco non solo tra religioni ma soprattutto tra persone. In questa giornata della memoria bisogna ricordare che insieme ai sei milioni di ebrei, sono morti anche centinaia di migliaia di zingari, di omosessuali, di donne e bambini utilizzati come esperimenti scientifici. 

Voglio chiudere questa riflessione con le parole attribuite al poeta e drammaturgo tedesco Bertolt Brecht, ma la cui paternità va certamente attribuita al pastore luterano e teologo tedesco Martin Niemöller, adattato, modificato e declamato alla bisogna: “ Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, ed io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare”. Speriamo che l’indifferenza resti sempre lontana dalle nostre vite.

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Francesca Beneduce

Poliedrica e sempre in prima linea a difesa dei Diritti Umani. Laureata in Scienze Politiche, Criminologa, Giornalista. Esperta di politiche paritarie e di genere, di sviluppo locale, Bibliotecario, Valutatrice del personale della P.A. Ha ricoperto ruoli Istituzionali apicali per la Regione Campania e per Enti locali in Organismi di Parità. Consulente per lo sviluppo organizzativo in Enti pubblici e privati. dott.francescabeneduce@gmail.com

Francesca Beneduce

Francesca Beneduce

Poliedrica e sempre in prima linea a difesa dei Diritti Umani. Laureata in Scienze Politiche, Criminologa, Giornalista. Esperta di politiche paritarie e di genere, di sviluppo locale, Bibliotecario, Valutatrice del personale della P.A. Ha ricoperto ruoli Istituzionali apicali per la Regione Campania e per Enti locali in Organismi di Parità. Consulente per lo sviluppo organizzativo in Enti pubblici e privati. dott.francescabeneduce@gmail.com

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