Intervista On. Gianfranco di Sarno (M5S)

Continua il nostro approfondimento tematico sul Reddito di cittadinanza, sulla riforma dei Centri per l’impiego e le Agenzie per il lavoro. Dopo aver ascoltato le posizioni sollevate da autorevoli figure politiche dello scenario nazionale ( n.d.r. intervista al Dirigente PLI Paride Amoroso dello scorso 14 marzo (Articolo qui) e del mondo delle professioni (n.d.r. intervista all’AD di Openjobmetis S.p.A. Rosario Rasizza dello scorso 8 aprile (Articolo qui), ed ancora (Articolo qui)

Abbiamo incontrato il neo deputato del Movimento 5 Stelle, l’avvocato Gianfranco Di Sarno eletto nel Collegio uninominale Campania 1 nella circoscrizione 3 di Portici, da oggi componente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati. Un territorio, quello vesuviano in particolare e più in generale quello della Campania e del Sud, che ha premiato grandemente il Movimento di Grillo, dove uno tsunami politico ha letteralmente travolto la vecchia politica. Innegabilmente premiante è stata anche la proposta del reddito di cittadinanza come strumento di contrasto alla povertà e della disoccupazione. Una lunga ed intensa chiacchierata quella con l’avv. Di Sarno, che ha toccato tanti temi, da quello centrale del reddito di cittadinanza alla riforma dei centri per l’impiego, dalle responsabilità di Governo alle prossime amministrative, dal fallimento delle politiche di programmazione a modelli di finanza pubblica, dalle imprese alla detassazione, dall’artigianato al turismo, dalle problematiche della città di Roma a quelle di Somma Vesuviana. Critiche ma anche tante proposte da parte di chi potrebbe assurgere da qui a qualche tempo a responsabilità di governo.

Onorevole Di Sarno secondo Lei perché i cittadini hanno tributato un successo così massiccio al Movimento che rappresenta, possibile che sia solo per la proposta del reddito di cittadinanza?

I partiti politici tradizionali hanno perso il contatto con la realtà, non hanno alcun tipo di confronto con i territori. Si sono chiusi nei palazzi perdendo il contatto con le comunità cittadine. In campagna elettorale ci sono stati cittadini che si meravigliavano per la nostra presenza, lamentavano l’assenza di deputati che pur prendono fior fior di voti, non avevano mai preso a cuore una problematica. Spesso non si degnano neppure più di andare a chiedere il voto, affidandosi ai supporter, noi invece abbiamo spiegato il programma per il quale ci siamo presentati, prendendo appunti delle problematiche evidenziate. Come si fa a difendere il proprio territorio senza ascoltare i propri concittadini. Una delle nostre regole primordiali è proprio quella di non poter essere candidato in un territorio diverso da quello di appartenenza. Questo ha una logica che non segue quello della poltrona ma è una forma di rispetto verso l’elettorato. Basti pensare alla candidatura di Sgarbi catapultata in Campania (n.d.r .nel collegio di Pomigliano) per il centro –destra, insultando noi meridionali. Se fossi stato di Forza Italia mi sarei rifiutato di fare campagna elettorale. In un territorio così andava proposto un uomo capace, una candidatura seria, del territorio. Berlusconi è una grande delusione, ha salvato la maggior parte delle campagne elettorali proprio grazie alla Campania, noi siamo diventati il suo teatrino. Hanno mandato Sgarbi a fare teatro qui, con le problematiche che abbiamo. Qui ci sono persone che si suicidano tutti i giorni per mancanza di lavoro. Si è persa ogni forma di decenza e rispetto verso i cittadini.

Tante le aspettative e le speranze, secondo lei Onorevole, riuscirete ad intervenire e ad incidere su questo punto, data la situazione di stallo attualmente al Governo?

La situazione governativa è in continua evoluzione. Francamente portiamo avanti la nostra linea, non è un capriccio il nostro. Noi portiamo avanti le istanze di 11 milioni di italiani. In Italia hanno avuto incarichi di Governo, chi non è mai stato votato. Qui si sta facendo di tutto per non dare l’incarico di Governo a Luigi Di Maio che ha 11 milioni di voti. È una cosa fuori da ogni logica. Luigi Di Maio ha anche avuto il coraggio di presentare a quattro giorni dalla chiusura della campagna elettorale, la squadra dei ministri, poteva essere un’arma a doppio taglio. Invece hanno risposto in 11 milioni di italiani, è una forma di rispetto la maggioranza degli italiani, che è schiacciante. Gli altri raggiungono il 37% facendo la somma tra 5- 6 partiti.

L’ingresso in questa fase politica dopo i primi 5 anni in Parlamento del Movimento 5 Stelle, ha portato ad una rivoluzione sui territori, un elemento di rottura inaugurato anche dalle scorse regionali ed oggi con un massiccio ingresso in Parlamento. Una nuova stagione, un modus operandi nuovo in opposizione ai partiti tradizionali?

Io non vedo grossi cambiamenti nei partiti tradizionali, soprattutto nel modo di porsi verso i territori. Anzi io vedo, un continuare nelle loro vecchie logiche.  

Gli attacchi anche mediatici, rispetto alla vostra proposta sul reddito di cittadinanza, considerato dai più come lo specchietto delle allodole per i poveri che a seconda del punto di vista è ritenuto causa o merito del grande successo elettorale soprattutto nelle Regioni meridionali.

Già questo non è serio, confermano ancora una volta che non vengono prese sul serio le criticità del Paese, soprattutto dei giovani meridionali a cui è stata tolta persino la speranza. Noi abbiamo apertamente dichiarato che il reddito di cittadinanza è una sintesi di quello che già funziona negli altri stati europei, che tra l’altro sono anche Stati concorrenti ogni giorno sul mercato. È la sintesi di ciò che funziona ed è collaudato negli altri Paesi, non è un salto nel buio. Il reddito di cittadinanza è una misura che funziona in altri stati da qualche decennio, purtroppo è lo Stato italiano che ha abituato l’italiano ad arrancare, a sentirsi in uno stato di abbandono. Qui si è perso il senso civico, un povero ragazzo dopo aver acquisito delle qualifiche, dei titoli, non gli dai un percorso da seguire e lo abbandoni a se stesso, questa è barbarie. In Francia, in Germania c’è un’assistenza continua al giovane, qui siamo abituati all’inciviltà, non è affatto normale dopo che la famiglia ha investito fior fiore di quattrini per dargli una qualifica, si ritrova davanti ad uno scenario apocalittico, senza sapere quale percorso seguire, perché lo Stato non te lo fornisce questo strumento. Il reddito di cittadinanza si inserisce proprio in questo spartiacque, indispensabile anche per chi un lavoro lo ha perso. Il reddito di cittadinanza mette in collegamento i ragazzi con il percorso formativo, è una forma di assistenza proattiva, una sorta di patto tra i cittadini e lo Stato. Tra i cittadini che hanno perso il lavoro o che si immettono per la prima volta sul mercato del lavoro, gli viene offerto un reddito però dietro degli obblighi che il cittadino deve rispettare. Vale a dire una riqualificazione, deve impegnarsi a seguire dei corsi di formazione, di altra qualificazione, in più deve anche fornire 8 ore lavorative settimanali per la pubblica utilità. Il reddito di cittadinanza ci costa 17 miliardi di euro, di questi 17 miliardi, 14 ci servono per finanziare il reddito e 3 miliardi di euro ci servono per riqualificare i centri per l’impiego, i vecchi uffici di collocamento. C’è un cortocircuito totale, ci sono persone iscritte da trent’anni e non lavorano, né tanto meno l’ufficio di collocamento si attiva, ed è l’unico strumento che lo Stato offre per cercare lavoro. Il reddito di cittadinanza va a colmare questo corto circuito. Se pensiamo alla Svezia che ha 9 milioni di abitanti ed ha nei centri per l’impiego 10.800 unità che vi lavorano, noi invece siamo 60 milioni di abitanti e nei vecchi centri di collocamento ci lavorano appena 6.800 persone, già con i numeri si percepisce la totale inadeguatezza.

Lei parla di inadeguatezza dei Centri per l’impiego, quindi come prevedete di potenziarli colmando questa evidente impreparazione.

Prevediamo infatti di potenziare i Centri per l’impiego soprattutto dotandoli anche di nuove tecnologie mettendo in collegamento imprese e centri per l’impiego, che al loro volta attuano dei corsi di formazione in considerazione anche di ciò che chiedono le imprese. Infatti un’altra problematica è che i ragazzi oggi investono in corsi di formazione o qualifiche che il mercato del lavoro non cerca. Quindi siamo di fronte ad una doppia frustrazione, non c’è un’informazione, si brancola alla ceca, in balia di chi vende corsi di formazione, semmai anche superati. Noi puntiamo ad una formazione reale, che sia realmente utile.

Proprio rispetto ai corsi di formazioni e certificazioni varie per partecipare a prove concorsuali, pensate di intervenire rispetto a bandi non proprio in linea con le direttive europee?

I nostri bandi sono da tempo totalmente inadeguati a quelle che sono le direttive europee. Infatti ogni volta che esce un bando di concorso pubblico, lo Stato subisce un caterva di ricorsi perché si avvalgono di quelle che sono le direttive europee perché sono bandi che prevedono o limiti di età o del voto di laurea. Sono limiti che nei bandi degli altri stati europei non ci sono, solo in Italia si continua a mortificare, ulteriormente non solo chi non trova lavoro e che quindi partecipa a questi concorsoni, ormai il sistema è fuori controllo. Sono state create sacche di disoccupazione così profonde che oggi a partecipare sono in 40 mila- 50 mila. Non è possibile fare uno scarto ponendo dei limiti, totalmente illegittimi anche secondo le direttive europee, si facciano i quiz consentendo a tutti di partecipare, ovviamente a chi ne ha i titoli. Dopo che lo Stato ha permesso che la disoccupazione diventasse stratosferica non mi può anche dire che sono troppo vecchio per partecipare ad un concorso perché già vecchio. È lo Stato che mi ha ridotto a 40 anni ad essere ancora disoccupato. Ci batteremo anche su questo, affinché ci siano bandi legittimi. Siamo in un Paese dove prevale l’ipocrisia, quando si tratta di tassarci e di rispettare i vincoli di bilancio prevale l’Europa e dobbiamo rispettarla pedissequamente, quando si tratta di adeguarci su altre cose, preferiamo farci sanzionare ma a continuare con il nostro vecchio modo di amministrare la cosa pubblica. O ci adeguiamo a tutto quello che detta la norma europea a 360 gradi, o non va bene seguire due logiche diverse. Quando si tratta di mortificare il cittadino, lo Stato lo mortifica ed è disposto anche a farsi sanzionare.

Questo discorso vale anche per le imprese. Si parla tanto anche della forte differenza imprenditoriale tra nord e sud, non è un mistero che il lavoro c’è lì dove ci sono aziende disposte ad investire e che al sud ci sia minore propensione ad istituire aziende. Come pensate di intervenire a supporto ed aiuto delle imprese per evitare l’emorragia e la morte dell’impresa Made in Italy?

Certo vale anche per le imprese. Abbiamo un programma molto sensibile alle imprese, che tra l’altro sono anche uno degli attori principali del reddito di cittadinanza. È l’impresa che oggi ci consente di poter assumere e dobbiamo metterla anche in condizioni di poter assumere. Prevediamo una politica di forte detassazione delle imprese. L’abbattimento del cuneo fiscale, che è troppo elevato. Abbattimento dell’aliquota fiscale reale, che tenga conto anche del nostro debito pubblico. Tagliando tanti sprechi è possibile sostenere l’abbattimento dell’IRPEF che va dai 3 ai 6 punti percentuali a seconda delle circostanze. Abbattimento dell’Irpef, abbattimento del cuneo fiscale che insieme alla cancellazione dei metodi di Equitalia, si crea un circolo virtuoso ed alleggerimento della pressione a cui sono sottoposte le imprese. Oggi un imprenditore è scoraggiato dall’investire preferendo persino portare la propria azienda all’estero. Noi puntiamo a valorizzare quelle che sono le nostre potenzialità, per anni ci hanno fatto credere che siamo un paese industriale, noi siamo un paese di artigiani, di agricoltori, bisogna investire su quello che noi sappiamo fare e che facciamo bene. Noi siamo un museo a cielo aperto, abbiamo un patrimonio che insiste su questo piccolo lembo di terra a forma di stivale, che nessuno ci può togliere dalle grandi potenzialità che tutti i governi sino a questo momento hanno sempre tralasciato. In un mondo globalizzato l’unico modo per poterci difendere è investire in cultura e turismo. Dobbiamo puntare sul favorire gli spostamenti dei turisti potenziando la rete infrastrutturale. Dosando queste nostre vocazioni e potenzialità con la tecnologia a nostra disposizione, significa sviluppare strategie al top che non richiedono un grosso sforzo. Abbiamo grandi menti sui nostri territori, dobbiamo tornare al Rinascimento che ha puntato sulla cultura, la cultura del bello. Alla cultura noi associamo la Green economy, così come sta facendo la Raggi a Roma con la Formula E.

Un evento che ha portato anche molti disagi alla città di Roma, a fronte di un ritorno economico se c’è stato, forse la città non era pronta da ospitare questo evento.

Roma ha ospitato un grande evento ad impatto ambientale zero, con 70 colonnine per la ricarica di auto elettriche regalate alla città e tutto l’indotto economico che si è mosso intorno con strutture piene, mi sembrano un bel risultato. Si critica tanto la Raggi per aver declinato l’invito per le Olimpiadi, questo sarebbe stato un ulteriore indebitamento. Si avvierà a breve la costruzione del nuovo Stadio che porterà lavoro, secondo standard elevati. Gradatamente, la Raggi sta intervenendo per far colmare le buche nelle strade non limitandosi solo alla loro copertura ma anche al controllo della qualità, ha acquistato un macchinario che troviamo in Germania, che interviene a tappare la buca a regola d’arte, una toppa che fatta in quel modo non rischia di andare via con le prime piogge. Di questo i giornali non ne parlano, c’è un boicottaggio continuo. Noi dobbiamo guardare e confrontarci anche con gli altri paesi, ci dobbiamo rapportare con chi ci sta davanti, noi siamo purtroppo il fanalino di coda. Perché le lobbies decidono che si soldi vadano sprecati in quel modo. Questo non è più possibile.

Molti ritengono che sia proprio il Movimento 5 Stelle a garantire il potere lobbistico.

Noi siamo contro ogni forma di lobbismo, anzi sono proprio le lobby che ci boicottano attraverso i loro apparati sparsi nei vari uffici. La Raggi ha avuto tra i vari problemi, ha dovuto fronteggiare uno strato lobbistico burocratico allucinate, che cozzava con la nuova mentalità di amministrare. Un’altra cosa straordinaria è che la Raggi ha presentato il bilancio preventivo al 31 dicembre, erano decenni che a Roma non si presentava un bilancio preventivo in questi termini. Significa fare programmazione la Raggi lo ha fatto ed è già in condizione di spendere. Anche questo passa sotto silenzio, ma sono eventi straordinari di contabilità pubblica. Senza contare tutte le archiviazioni che sono arrivate dalla procura di Roma per tutte quelle polemiche sorte. Quella è la prova del boicottaggio che in quei mesi la Raggi ha subito. Io mi auguro che la gente percepisca che bisogna cambiare, c’è la possibilità di una nuova politica, non si fa più la politica delle poltrone ma la politica per i territori.

Come vi state preparando all’appuntamento delle prossime amministrative?

Anche sulle amministrazioni locali, ci si augura che la gente capisca. Chiaramente lì dove gli attivisti del Movimento si saranno preparati con delle liste, le presenteremo dopo i controlli e le certificazioni che normalmente facciamo, lì dove invece non c’è stato il tempo per lavorare seriamente ad una lista, faremo passo. Non dobbiamo per forza presentare delle liste fini a se stesse. In alcuni Comuni non presenteremo la lista perché sul territorio non si sono attivati in tempo utile, fare delle liste dell’ultim’ora, significa non fare gli interessi della città.

Questo non riporta al vecchio modo di fare politica?

Il simbolo non è detenuto da nessuno, se un cittadino qualora iscritto al movimento ritenesse di fare una lista, anziché dare un nome a caso ad una civica potrebbe proporla al movimento per le certificazioni. Il tutto è libero, nasce dal e per il territorio. Attraverso la revisione delle Statuto, si è aperto alla cittadinanza che ha avuto ed avrà la possibilità di inviare il proprio curriculum vitae per essere adeguatamente vagliato, cosa questa che ha permesso di offrire, in modo molto democratico, tanta qualità. I cittadini campani e non solo, hanno avuto la possibilità di votare una classe dirigente di primo livello riconosciutaci anche dagli avversari che non si aspettavano tanta competenza da parte nostra. Adesso non ci resta che governare, governare bene, con senso di responsabilità. Pochi punti bastano per entrare nella storia delle Repubblica.

Da cosa partireste, quali sono i pochi punti del programma che hanno per voi la priorità?

Certamente l’abbattimento delle tasse, dalla disoccupazione ed in particolare da quella giovanile, dal reddito di cittadinanza, dal taglio dei vitalizi. Sul taglio dei vitalizi, abbiamo già la delibera pronta perché con la Presidenza della Camera, sono delle indennità stabilite mediante il regolamento della Camera, quindi possiamo modificarli con una maggioranza all’interno del ufficio di presidenza.

Quali garanzie a tutela dei cittadini, che provvedimenti prevedete?

La nostra è una politica che sposta l’attenzione dalle poltrone al cittadino. Noi abbiamo tantissime norme che garantiscono i diritti dei cittadino, ma giacciono inapplicate. Non c’è nulla da fare, se non applicare la norma che già c’è. Le norme ci sono e devono essere rispettate. Nelle passate legislature, quando si pensava di tagliare, si tagliavano i fondi alle scuole e non certo i privilegi. Oggi è un disastro, ovviamente le cose non potranno cambiare subito, intervenire su una mala politica di 25-30 anni non si cancella così, ma certo si rimette il paese sul binario giusto. Anche a livello locale speriamo la gente capisca che se si può cambiare lo stato delle cose si può fare altrettanto bene anche nei Comuni, non con le vecchie logiche, il cui fallimento è sotto gli occhi di tutti. Basta guardare il Comune di Somma Vesuviana, comune in cui risiedo, manca di tutto. Non c’è stato progresso in termini di servizi in più, c’è uno stato di abbandono del territorio. Parlo del Belvedere totalmente abbandonato ed inagibile. C’è una regressione, chi ci ha amministrato negli ultimi 10- 15 anni che cosa ci ha lasciato? Che cosa ha Somma in più oggi rispetto al 2006 come servizi? Amministrazioni importanti che si ha nominato fior di assessori, c’è gente che ha avuto in giunta il potere di fare delle cose. Ci dobbiamo sforzare molto, senza trovare alcuna risposta. Abbiamo perso degli uffici importanti come l’Inps, dei protocolli importanti con l’Asl per i quali dobbiamo andare a Pontecitra. Vedo gente che fa politica da anni, ha avuto il potere di intervenire per cambiare le cose e non lo ha fatto, ha fatto campagna elettorale promettendo ed aveva una certa responsabilità, si sarebbe dovuto presentare per dire “io ho fatto questo o quello” si promette ancora, invece nulla. Il Casamale è in uno stato di abbandono, addirittura leggo di cantieri che sono inagibili prima ancora di essere aperti, costruiti senza alcuna logica, con uno spreco di danaro, che non serve a nulla. Uno stato fatiscente delle strade, che fa paura. Siamo in piena zona rossa, dovremmo avere delle strade efficientissime in caso di evacuazione, non abbiamo un piano traffico adeguato. Gente che ha fatto e fa politica e si ripropone, ma che dovrebbe avere la consapevolezza di farsi da parte. Ho saputo che all’ufficio regionale progetti dell’Unione europea, che Somma Vesuviana non partecipa, non si vede mai nella lista di Comuni che partecipano per intercettare fondi europei.

Una questione di competenze e figure professionali idonee?

Le nomine, esistono le nomine. Quando si assumeranno la responsabilità questa gente? Si ripropongono sempre, perché a loro dire hanno da dare ancora. È un paese che sta morendo e non se ne rendono conto. È necessario dare risposte al cittadino, non c’è programmazione. Risultati così sono il frutto di mancanza di programmazione decennale. Io pretenderei la stessa velocità con cui è stata fatta l’esternalizzazione dei tributi alla Geset, per la realizzazione di un Palazzetto dello Sport. Quando si tratta di fare operazioni di natura finanziaria si è veloci, quando si tratta di dare servizi al cittadino ci vogliono decenni. Mi auguro che i cittadini sappiano vedere bene la prossima volta, altrimenti vedo Somma un paese senza prospettive. Noi vogliamo che il paese migliori.

In questo il Suo, può essere un contributo importante, avere un deputato della zona è sicuramente un valore aggiunto a prescindere dai colori politici, dalle singole appartenenze.

Certo ma ci vuole anche l’amministrazione, purtroppo il deputato da solo può fare poco. Ovviamente le nomine le fa l’amministrazione, se chi c’è non ha capacità di programmazione, in queste condizioni il deputato può fare poco. Il deputato si mette a disposizione dell’amministrazione che deve avere il personale idoneo per portare avanti politiche di sviluppo territoriale.

Ringraziamo l’On. Gianfranco Di Sarno per la disponibilità. 

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Francesca Beneduce

Francesca Beneduce

Poliedrica e sempre in prima linea a difesa dei Diritti Umani. Laureata in Scienze Politiche, Criminologa, Giornalista. Esperta di politiche paritarie e di genere, di sviluppo locale, Bibliotecario, Valutatrice del personale della P.A. Ha ricoperto ruoli Istituzionali apicali per la Regione Campania e per Enti locali in Organismi di Parità. Consulente per lo sviluppo organizzativo in Enti pubblici e privati. dott.francescabeneduce@gmail.com

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