Donne al voto e nuove candidature

Italia 30 gennaio 1945- Le donne italiane conquistano il diritto di voto

Un anniversario importante quello che si celebra quest’oggi. 71 anni fa le donne ebbero accesso per la prima volta, all’espressione del proprio voto e quindi ebbero accesso alla partecipazione ed alle scelte democratiche del Paese. Difatti, l’Italia inserita nel contesto europeo ancora interessato dal conflitto, il Consiglio dei ministri deliberò la «concessione» del diritto di elettorato attivo e passivo.  La proposta fu avanzata da Palmiro Toggliatti (Partito Comunista) e da Alcide de Gasperi (Democrazia Cristiana), i cui partiti si erano già espressi favorevolmente all’estensione del suffragio alle donne. Non tutti in realtà furono favorevoli,  tra essi rappresentanti del Partito liberale, del Partito d’Azione e del Partito Repubblicano.  La questione venne trattata come qualcosa di ormai «inevitabile», visti i tempi. Il decreto fu emanato il giorno dopo, il 31 gennaio: avrebbero potuto, finalmente, votare le donne con più di 21 anni, salvo le prostitute. L’eleggibilità delle donne venne stabilita, invece, con un decreto successivo, il numero 74 del 10 marzo del 1946.  Determinante nella lotta per il voto fu il movimento delle Suffragette inglesi. Infatti nel 1832, in Gran Bretagna venne concesso il diritto al voto, anche se solo nelle elezioni locali: il 2 luglio 1928 il suffragio fu esteso a tutte le donne inglesi. A fare da apripista fu la Nuova Zelanda nel 1893, il primo Paese ad ottenere il suffragio universale. Il voto alle donne rappresenta una conquista recente nella lotta alla parità dei sessi. Le donne italiane andarono effettivamente al voto alle elezioni politiche che si tennero nel giugno 1946, quando la popolazione fu chiamata a votare a favore del referendum istituzionale monarchia-repubblica (era il 2 giugno). In realtà, già qualche mese prima, alcune donne parteciparono alle urne per le amministrative comunali. In quell’occasione furono elette le prime due donne sindaco della storia: Ada Natali a Massa Fermana nelle Marche e Ninetta Bartoli a Borutta in Sardegna.

Anche il Vaticano si dimostrò favorevole, rimarcando il dovere di andare a votare. Il 21 ottobre 1945 papa Pio XII disse: «Ogni donna, dunque, senza eccezione, ha, intendete bene, il dovere, lo stretto dovere di coscienza, di non rimanere assente, di entrare in azione per contenere le correnti che minacciano il focolare, per combattere le dottrine che ne scalzano le fondamenta, per preparare, organizzare e compiere la sua restaurazione».

Oggi 30 gennaio 2016, vengono rese pubbliche le candidature che mettono ancora una volta in luce che la fase “attiva” o meglio “attuativa” della eleggibilità delle donne appare ancora, nonostante le tante battaglie, mediata dal potere machista tendente al familismo “amorale”. La strada è ancora molto, molto lunga.

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Francesca Beneduce

Poliedrica e sempre in prima linea a difesa dei Diritti Umani. Laureata in Scienze Politiche, Criminologa, Giornalista. Esperta di politiche paritarie e di genere, di sviluppo locale, Bibliotecario, Valutatrice del personale della P.A. Ha ricoperto ruoli Istituzionali apicali per la Regione Campania e per Enti locali in Organismi di Parità. Consulente per lo sviluppo organizzativo in Enti pubblici e privati. dott.francescabeneduce@gmail.com

Francesca Beneduce

Francesca Beneduce

Poliedrica e sempre in prima linea a difesa dei Diritti Umani. Laureata in Scienze Politiche, Criminologa, Giornalista. Esperta di politiche paritarie e di genere, di sviluppo locale, Bibliotecario, Valutatrice del personale della P.A. Ha ricoperto ruoli Istituzionali apicali per la Regione Campania e per Enti locali in Organismi di Parità. Consulente per lo sviluppo organizzativo in Enti pubblici e privati. dott.francescabeneduce@gmail.com

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